L’Unione europea sta provando, faticosamente, a parlare con una voce sola. Uno sforzo che porterà domani la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, a prendere parte al primo summit della storia tra Ue e Asia centrale. Nella città uzbeca di Samarcanda convergeranno, oltre ai due funzionari europei, anche i leader delle cinque repubbliche centro asiatiche – Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan – per un incontro mai tenuto a così alto livello. La scorsa settimana si era recata nella regione l’Alto rappresentante per la politica estera di Bruxelles, l’estone Kaja Kallas, con l’obiettivo dichiarato di definire gli ultimi dettagli prima del consesso che sta per aprirsi. La presenza di von der Leyen è la certificazione della rilevanza dell’appuntamento ed è probabile che quest’ultimo faccia segnare un cambio di passo perlomeno dal punto di vista degli scambi commerciali e della connettività regionale. L’Unione europea sostiene in Asia centrale il Trans-Caspian Transport Corridor – nell’ambito del suo progetto infrastrutturale globale da 300 miliardi di dollari Global Gateway – che mira a potenziare la rotta di collegamento lungo l’asse est-ovest evitando il territorio russo e sfruttando proprio la via attraverso il Mar Caspio. Durante la sua visita in loco, Kallas ha ribadito la volontà europea di investire almeno dieci miliardi di dollari nell’iniziativa. Il momento è quanto mai propizio per mettere attorno a un tavolo le cinque repubbliche regionali. Le cancellerie centro asiatiche stanno infatti mettendo in campo il tentativo di mettersi alle spalle le diffidenze dei primi decenni dall’indipendenza dall’Unione sovietica, per inaugurare una fase di rinnovata cooperazione. Ultimo episodio in tal senso: a proposito di prime volte, nella città tagica di Khujand pochi giorni fa si è svolto il primo vertice trilaterale tra Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, nel corso del quale sono stati anche finalmente definiti i confini tripartiti, eredità della volontà da divide et impera dei cartografi sovietici. E il leader del Kirghizistan ha richiamato proprio l’esperienza europea, paventando la possibilità che nella regione venga introdotto un visto turistico che permetta la libertà di movimento sulla falsariga di quanto avviene nello Spazio Schengen. Ovviamente l’incontro di Samarcanda si guarderà da vicino anche dalla Russia, con il presidente russo Vladimir Putin che potrebbe leggervi un’ingerenza da parte di Bruxelles in quella che Mosca considera un’area di sua piena pertinenza. Spetta di solito al ministro degli Esteri Sergei Lavrov tuonare contro le influenze esterne che, nella visione del Cremlino, puntano ad allontanare la Russia dai suoi naturali alleati centro asiatici. Molto diversa la prospettiva di questi ultimi, che, soprattutto a partire dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, stanno provando in tutti i modi, pur senza poter o voler recidere i legami con Mosca, a diversificare il portfolio dei propri partner internazionali.
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