È terminato il vertice dei volenterosi a Parigi convocato da Emmanuel Macron. Presenti 31 paesi, compresa l'Ucraina, con il presidente Volodymyr Zelensky. Dell'Unione europea c'erano i leader di 23 stati membri, tra cui la premier Giorgia Meloni. Assenti Ungheria, Slovacchia, Malta e Austria, gli ultimi due non membri della Nato e storicamente neutrali. Presenti anche i leader di tre paesi non-Ue: Norvegia, Islanda e Regno Unito, così come i presidenti di Consiglio europeo e Commissione europea, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, e il Segretario della Nato, Mark Rutte. L'obiettivo del summit era quello di discutere sulla prosecuzione degli aiuti militari e finanziari all'Ucraina, di un cessate il fuoco effettivo, della preparazione della fase successiva alla tregua e del dispiegamento di una presenza anche europea lontana dal fronte con la Russia. La riunione di oggi rappresenta il tentativo europeo di inserirsi nel negoziato in corso tra Stati Uniti e Russia, in cui l'Europa è fin ora rimasta esclusa, nella parallela triangolazione con l'Ucraina. Al termine del vertice, Palazzo Chigi ha diffuso una nota sottolineando come l’incontro “ha permesso ai leader dei paesi europei e occidentali di ribadire il loro impegno per un pace giusta e duratura in Ucraina”. Giorgia Meloni ha ribadito che “il sostegno all’Ucraina deve trovare fondamento nel contesto euroatlantico, anche sulla base di un modello che, in parte, possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington”. Su questa ipotesi, a quanto riporta la nota, “il presidente francese Macron ha sollevato con interesse l’opportunità di approfondimento tecnico”, incontrando il favore della presidente del Consiglio. E’ stata, inoltre, indicata da Meloni l’importanza di “poter estendere il cessate il fuoco parziale alle infrastrutture civili, come le scuole e gli ospedali, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco totale”. E, “ribadendo che non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno”, la presidente del Consiglio, “ha sottolineato l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per fermare il conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, auspicando il coinvolgimento di una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento”. Le volontà del governo italiano erano già note da tempo. La premier Meloni ha chiarito questa mattina che l'Italia sarà contro l'invio di truppe italiane in Ucraina e favorevole al monitoraggio del cessate il fuoco nel quadro delle missioni Onu. Tra gli obiettivi italiani: mantenere il contesto euroatlantico sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina e conseguentemente per il continente e usare la leva delle condizioni dell'articolo 5 del trattato Nato, che vincola i partner al sostegno reciproco in caso di attacco militare. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivata all'Eliseo, è stata accolta dal capo dello stato francese, Emmanuel Macron. I due si sono stretti la mano e la premier si è avviata all'interno del palazzo. Ha poi avuto un breve colloquio con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e uno scambio di battute con la premier danese Matte Frederiksen. La premier Meloni, in vista del vertice di Parigi su una possibile pace tra Zelensky e Putin, ha dovuto fronteggiare un altro conflitto. Quello interno tra i due vice premier, il ministro degli esteri, Antonio Tajani, nonché leader di Forza Italia, e Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e capo della Lega. Negli ultimi giorni i due hanno alimentato alcune polemiche scaturite dalla telefonata di Salvini al vicepresidente americano J.D Vance. L'incontro per mettere fine a queste discussioni si è tenuto ieri a Palazzo Chigi ed è servito anche a trovare una linea comune di governo per rappresentare la posizione dell'Italia oggi all'Eliseo.
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