Il 26 marzo del 2000 Vladimir Putin viene eletto per la prima volta al Cremlino. In un quarto di secolo esatto la Russia ha mutato forma consolidando il suo peso specifico sia come colosso commerciale sia dal punto di vista politico e militare, di pari passo con una deriva autoritaria sempre più evidente. L'ingresso al potere di Putin arriva il 31 dicembre del 1999, con le dimissioni a sorpresa di Boris Yeltsin in diretta tv. Tre mesi dopo l'ex dirigente del Kgb e allora primo ministro, vince le elezioni presidenziali. Dopo una parentesi da primo ministro (sotto la presidenza del suo delfino Dmitrij Medvedev), nel 2012 ritorna al Cremlino. Per poi rimanerci anche dopo le elezioni del 2018 e quelle del marzo 2024, dove è riconfermato con l’87,86 per cento dei consensi e non pochi punti oscuri sulla dinamica del voto. Nel frattempo, giornalisti e oppositori politici messi a tacere per sempre, l'aggressione militare all'Ucraina e un'Europa legata mani e piedi alle importazioni di gas russo. Una rassegna dei momenti più significativi (e drammatici) del suo governo. La seconda guerra cecena È iniziata nel 1999, ma le armi si abbassano solamente dieci anni dopo. Dopo la prima guerra in Cecenia (dal 1994 al 1996), la seconda guerra consacra il regno di Putin. Il quale dichiara di nuovo aperte le ostilità verso la piccola repubblica autonoma della Federazione Russa e dà avvio all’assedio della capitale Groznyj. Diventato presidente, Putin ottiene il controllo diretto del territorio ceceno nel maggio del 2000, e il mese successivo nominato il leader ceceno Achmat Kadyrov capo ad interim del nuovo governo filo-russo. La fine delle ostilità viene annunciata da Kadyrov nel marzo del 2009. Il bilancio finale sarà di oltre 25.000 civili uccisi e altri 5.000 scomparsi. L'assassinio di Anna Politkovskaja La giornalista russa Anna Politkovskaja, nota per le sue inchieste contro la corruzione, le violazioni dei diritti umani e le atrocità commesse durante le guerre in Cecenia, viene assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, colpita da diversi proiettili nell'ascensore del suo palazzo. Il suo assassinio avviene nel giorno del compleanno di Vladimir Putin: una coincidenza che alimenta sospetti e accuse sul coinvolgimento di ambienti vicini al Cremlino. Nonostante anni di processi e arresti, i mandanti reali non sono mai stati identificati con certezza. La sua morte segna uno dei momenti più emblematici della repressione contro la libertà di stampa in Russia. Il discorso a Monaco Quello della 43ma conferenza sulla Sicurezza a Monaco, il 10 febbraio 2007, è ricordato come il discorso con cui Putin ha gettato la maschera. Fra i punti chiave del messaggio della Russia all’Occidente c'è il rifiuto brutale di Mosca di accettare un ruolo subordinato agli Stati Uniti nella politica globale. Putin mette nero su bianco l'intenzione della Russia di difendere i propri interessi e di assumere un ruolo più attivo nel plasmare l’ordine globale. Come scrive Andrej Gračëv, ultimo portavoce di Michail Gorbačëv: “In quel momento tutti consideravano Putin un’anatra zoppa. Il suo discorso a Monaco, di conseguenza, non è stato preso troppo sul serio”. L'invasione in Georgia Tra il 7 e l’8 agosto del 2008 la Russia invade la Georgia in difesa della piccola repubblica autoproclamata e filorussa dell’Ossezia del Sud, dando inizio a quella che oggi è ricordata come la prima guerra europea del Ventunesimo secolo, oltre alla prima delle varie operazioni militari condotte nei territori ex sovietici dal presidente russo. La guerra finisce velocemente, il 12 agosto, ma permette comunque all’esercito russo di conquistare la capitale Tbilisi. Centinaia di persone rimangono uccise, mentre decine di migliaia di georgiani sono costretti a lasciare le proprie case. Annessione della Crimea Dopo aver inviato truppe russe (prive di insegne) a prendere il controllo del governo locale, nel marzo 2014 un nuovo governo di Crimea, filorusso, organizza un controverso referendum per votare sull'annessione della penisola alla Russia. La popolazione vota a favore, ma l'operazione viene immediatamente condannata dalla comunità internazionale come illegale. Questo porta a pesanti sanzioni economiche contro Mosca. È un punto di svolta nei rapporti tra Russia e Occidente, alle porte di una guerra molto più grande nell’Ucraina orientale. L'omicidio del leader dell'opposizione Boris Nemtsov In una fredda notte di febbraio del 2015, l'ex vice primo ministro e politico liberale russo Boris Nemtsov (duro critico di Putin) viene ucciso a colpi di arma da fuoco da alcuni aggressori su un ponte adiacente al Cremlino. Nel 2017 cinque cittadini ceceni vengono giudicati colpevoli dell’omicidio dalla giuria popolare del tribunale militare di Mosca. Tuttavia, anche su questo assassinio aleggia il sospetto di un coinvolgimento diretto del presidente russo. Nel luglio 2023, La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Russia per non aver condotto un'indagine adeguata ed efficace sull'omicidio di Nemtsov. La guerra in Ucraina si accende La chiama “operazione militare speciale" nel suo discorso alla nazione del 24 febbraio 2022, ma quella di Vladimir Putin contro l'Ucraina guidata da Volodymyr Zelensky è un'invasione militare su larga scala, lanciata tre giorni dopo aver riconosciuto ufficialmente le autoproclamate repubbliche filorusse del Donbass. Secondo i piani di Mosca, Kyiv sarebbe dovuta cadere in pochissimi giorni. Oggi la guerra ha abbondantemente superato i 3 anni. Nel corso dei quali 10,6 milioni di ucraini sono rimasti sfollati, 1,5 milioni di bambini si trovano a rischio di conseguenze a lungo termine sulla salute mentale a causa della guerra e oltre 150 mila persone tra soldati e civili sono morte. L'incidente aereo di Yevgeny Prigozhin Nell’agosto del 2023 il leader del gruppo di mercenari russi Wagner, Yevgeny Prigozhin, muore in un incidente aereo insieme ad altri importanti comandanti come Valery Chekalov e il fondatore Dmitry Utkin. Due mesi prima, il gruppo aveva guidato una breve rivolta armata durata circa 24 ore, riuscendo occupare Rostov sul Don, una città da oltre un milione di abitanti, per poi far avanzare i propri convogli militari verso nord in una marcia lunghissima, arrivando a poche ore da Mosca. A margine dell'evento, conclusosi con un accordo mediato dalla Bielorussia del presidente Alexander Lukashenko, Putin ha detto che i rivoltosi “stanno spingendo il paese verso l’anarchia e il fratricidio”, promettendo loro una “inevitabile punizione”: “Chi ha organizzato e preparato la ribellione armata, chi ha rivolto le armi contro i propri compagni, ha tradito la Russia. E risponderà per questo”. Alexey Navalny: dall'avvelenamento alla morte in carcere L'attivista politico Alexey Navalny, da sempre contrario al presidente russo, nell’agosto 2020 rischia la morte per avvelenamento (attribuito ai servizi segreti russi), ma viene salvato dopo un ricovero in un ospedale in Germania. Tornato in Russia nel gennaio 2021, viene arrestato immediatamente e condannato a lunghe pene detentive per accuse inventate legate all’”estremismo”. La sua incarcerazione scatena proteste di massa in tutto il mondo, ma Navalny rimane in carcere. Il 16 febbraio 2024 il Servizio Penitenziario Federale Russo per il circondario autonomo di Jamalo-Nenec annuncia la morte dell'attivista, alludendo a cause di morte naturali. Foto Getty
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