In sintesi: La guerra nel Golfo persico entra nel suo 17° giorno con combattimenti che restano intensi e con effetti sempre più evidenti sull’economia globale. Nelle ultime ore continuano raid aerei su obiettivi iraniani, mentre Teheran mantiene la pressione sul traffico marittimo nello stretto di Hormuz. Il conflitto si riflette sui mercati energetici – con il petrolio sopra i 100 dollari al barile – e si allarga anche al Libano, dove proseguono gli scontri tra Israele e Hezbollah. Sul piano diplomatico, crescono gli appelli internazionali a un cessate il fuoco mentre a Washington il presidente Donald Trump affronta pressioni interne sulla gestione del conflitto. Truppe di terra israeliane in Libano La guerra continua inoltre a estendersi oltre il territorio iraniano. In Libano gli scontri tra Israele e Hezbollah – movimento sostenuto da Teheran – si sono intensificati, con centinaia di vittime e nuovi sfollati. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver avviato "operazioni di terra limitate e mirate contro le principali roccaforti di Hezbollah". L'Idf ha aggiunto che, prima dell'ingresso delle truppe nel Libano meridionale, sono stati condotti attacchi "contro numerosi obiettivi terroristici" nella zona e che l'operazione mirava a "rafforzare l'area di difesa avanzata" e a "smantellare le infrastrutture terroristiche" nella regione. Droni sull'aeroporto di Dubai Un attacco di droni iraniani ha incendiato un serbatoio di carburante all'aeroporto internazionale di Dubai nelle prime ore di lunedì, hanno riferito le autorità. L'attacco ha provocato un vasto incendio e costretto le autorità portuali a sospendere diversi voli in quello che normalmente è uno degli scali più trafficati al mondo (l'aeroporto ha servito oltre 95 milioni di passeggeri nel 2025). Il primo allarme è stato dato verso le 4 del mattino ora locale, l'incendio è stato domato all'alba. Secondo le autorità, non si sono registrati feriti e i danni sono contenuti. Già nei giorni scorsi l'Iran aveva avvertito che le infrastrutture e le banche di Dubai sono a loro avviso "obiettivi legittimi" da colpire. Nel fine settimana il regime iraniano ha inoltre invitato i civili a tenersi lontani dai principali porti. Lo stretto di Hormuz e la crisi energetica globale Il nodo centrale del conflitto resta il controllo dello stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio mondiale. Dall’inizio della guerra, l’Iran ha minacciato e colpito navi commerciali e militari nella zona, riducendo quasi completamente il traffico marittimo. Secondo un report di Reuters, la chiusura di fatto della rotta energetica ha bloccato circa 15 milioni di barili al giorno di esportazioni petrolifere del medio oriente. Il prezzo del Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati stanno tentando di compensare la carenza con il rilascio di riserve strategiche e con l’aumento delle forniture da Arabia Saudita ed Emirati. Le misure, tuttavia, stanno mostrando efficacia limitata e diversi paesi asiatici – fortemente dipendenti dal petrolio del golfo – stanno già adottando politiche di razionamento energetico. Pressioni politiche su Washington Negli Stati Uniti, la guerra entra anche nel dibattito politico interno. Secondo analisi del Washington Post, il presidente Donald Trump si trova di fronte a un dilemma dopo le prime due settimane di conflitto: continuare la campagna militare per indebolire definitivamente il regime iraniano oppure cercare una via diplomatica prima che i costi economici e politici diventino troppo elevati. Lo stesso Trump, in diverse dichiarazioni pubbliche, ha sostenuto che le operazioni militari stanno ottenendo risultati significativi, ma allo stesso tempo ha chiesto agli alleati di contribuire alla sicurezza dello stretto di Hormuz con missioni navali di scorta alle petroliere. Gli appelli alla tregua Sul piano internazionale, si moltiplicano gli appelli per una cessazione delle ostilità. Papa Leone XVI ha definito la violenza "atroce" e ha invitato tutte le parti a fermare il conflitto e a riaprire canali diplomatici. Per ora, tuttavia, non emergono segnali concreti di de-escalation. Mentre gli attacchi continuano e la crisi energetica si aggrava, il conflitto nel golfo si conferma una delle più gravi crisi geopolitiche degli ultimi decenni, con conseguenze che vanno ben oltre il Medio Oriente.
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