♦ I FATTI PRINCIPALI - Giorno 14, in breve Sono morti tutti i sei membri dell'equipaggio aereo cisterna americano abbattuto ieri in Iraq. Le circostanze restano oggetto di indagine: il CentCom esclude fuoco ostile o amico, ma l'Iran rivendica di aver abbattuto il velivolo con un missile. I tre marinai della Mayuree Naree colpita dagli iraniani sono vivi ma irraggiungibili: i soccorritori non riescono a raggiungerli a causa del fuoco iraniano nell'area. La conferenza stampa al Pentagono: Hegseth e il generale Caine annunciano la campagna di bombardamenti più intensa dall'inizio della guerra. Hegseth ha anche rivelato che Mojtaba Khamenei sarebbe stato "ferito e probabilmente sfigurato". Intanto il dipartimento di stato mette una taglia da 10 milioni sulla guida suprema e altre figure di vertice del regime iraniano Francia e Italia starebbero trattando con Teheran per riaprire il passaggio dello Stretto di Hormuz alle proprie navi, dice il Financial Times. Mattarella riunisce il Consiglio Supremo di Difesa: "L'Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra." Droni sull'Oman, morti due cittadini stranieri. È il secondo attacco in pochi giorni a colpire il sultanato, finora rimasto ai margini del conflitto. Versioni discordanti sulla portaerei Lincoln: secondo la Cbs, un elicottero americano ha colpito con missili Hellfire una nave iraniana avvicinatasi alla Uss Abraham Lincoln. I pasdaran sostengono invece di aver reso inoperativa la portaerei. Il Pentagono non ha confermato né smentito. Intanto però il Wall Street Journal parla di 5 mila marines diretti in medio oriente con altre navi americane I pasdaran avvertono che eventuali proteste in Iran saranno represse con forza ancora maggiore rispetto a gennaio. Washington sospende temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di calmierare i prezzi, ma i mercati non reagiscono come sperato: il Brent resta intorno ai 100 dollari. Un soldato francese è morto nell'attacco di ieri a Erbil, in Iraq. Il Pentagono muove 5 mila marines e altre navi in medio oriente. Trump: "Abbiamo munizioni infinite" Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, citando tre funzionari statunitensi, il Pentagono sta spostando un'unità di spedizione dei Marines insieme ad altre navi da guerra in medio oriente. Secondo quanto riferito dai tre funzionari statunitensi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha approvato una richiesta del Centcom per dispiegare la Uss Tripoli, una piccola porta aerei che era di stanza in Giappone, i suoi marines e una unità di un gruppo anfibio pronto all'impiego. Il presidente americano Donald Trump, intervistato da Fox News, ha affermato che il Pentagono dispone di "munizioni illimitate" con cui poter continuare le operazioni in Iran per tutto il tempo necessario. "Potremmo andare avanti all'infinito", ha poi aggiunto. Gli Usa offrono dieci milioni di dollari per avere informazioni sulla nuova Guida suprema dell'Iran Il dipartimento di stato americano ha offerto fino a dieci milioni di dollare per ottenere nuove informazioni su Mojtaba Khamenei, nonché su alti funzionari e figure legate al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. La nuova Guida Suprema vive infatti nel mistero da giorni: l'unica "apparizione" pubblica dopo la nomina è stata un discorso letto in tv da un giornalista. Al momento si troverebbe in ospedale, a seguito degli attacchi in cui è stato coinvolto e che lo hanno gravemente ferito. Tra i ricercati figurano anche il vice capo di stato maggiore di Ali Khamenei, Ali Asghar Hejazi e il alto funzionario della sicurezza Ali Larijani. E ancora: Yahya Rahim Safavi, un alto consigliere militare della Guida supremo, il ministro dell'Interno Eskandar Momeni e il ministro dell'Intelligence Esmail Khatib. Financial Times: Francia e Italia negoziano con l’Iran su Hormuz. Chigi smentisce Secondo quanto riportano tre funzionari citati dal Financial Times, diversi paesi europei, tra cui la Francia e l'Italia, hanno avviato contatti preliminari con Teheran nel tentativo di far ripartire le esportazioni di petrolio e gas tramite lo stretto di Hormuz. Ma Palazzo Chigi smentisce: "In merito a quanto riportato oggi da organi di stampa internazionali, la Presidenza del Consiglio dei ministri smentisce l'apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l'Iran per garantire il passaggio delle navi italiane attraverso lo Stretto di Hormuz". L'Agenzia marittima delle Nazioni Unite ha convocato una riunione straordinaria per il 18 e 19 marzo per esaminare l'impatto della guerra sul trasporto via mare e sulla sicurezza dei marittimi, su richiesta di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Marocco, Qatar e Regno Unito. Intanto Macron ha annunciato che Parigi sta lavorando con i partner europei a una futura missione "puramente difensiva" per scortare le navi attraverso Hormuz una volta conclusa la fase più acuta del conflitto. Anche l'India avrebbe tentato di ottenere un trattamento simile: secondo Reuters, Nuova Delhi avrebbe chiesto e ottenuto da Teheran il via libera al passaggio di petroliere battenti bandiera indiana. La notizia è stata però smentita da una fonte iraniana, che ha definito la questione "delicata". Una petroliera con greggio saudita è comunque riuscita ad arrivare al porto di Mumbai attraversando lo stretto: è la prima a raggiungere le coste indiane dall'inizio della guerra. Un segnale, per ora isolato. Al momento, solo le petroliere cinesi continuano ad attraversare Hormuz quasi indisturbate (leggi più sotto il paragrafo "La Cina passa indisturbata lo stretto di Hormuz"). Lo shock petrolifero "peggiore della storia". L'analisi del Nyt Secondo un'analisi del New York Times, quello in corso è lo shock petrolifero più grave mai registrato, peggiore persino dell'embargo arabo del 1973. Allora il petrolio tagliato fuori dai mercati rappresentava circa il 7 percento dei consumi globali e colpiva solo alcuni paesi. Oggi è minacciato quasi il 20 percento dell'offerta mondiale, in una guerra senza prospettive di conclusione a breve. La società di ricerca S&P Global Energy stima che il conflitto abbia già ridotto le forniture di greggio e prodotti raffinati dal Golfo Persico di circa 17 milioni di barili al giorno, pari alla quasi totalità delle esportazioni precedenti della regione. "Nessun altro episodio storico si avvicina", ha scritto la società, avvertendo che i prezzi potrebbero raggiungere livelli record se le forniture restassero bloccate. A rendere la crisi attuale potenzialmente più duratura, spiega il Nyt, è anche il fatto che gli attacchi iraniani prendono di mira non solo le navi ma anche infrastrutture di estrazione, raffinazione e stoccaggio: anche quando le rotte torneranno aperte, l'offerta potrebbe non riprendersi rapidamente. Le riserve strategiche liberate questa settimana dall'Agenzia internazionale dell'energia – 400 milioni di barili, il rilascio coordinato più grande della storia – offrono un cuscinetto temporaneo, ma non contengono prodotti raffinati come benzina o carburante per aerei, il che ne limita l'efficacia diretta sui prezzi al consumo. E anche se lo stretto di Hormuz riaprisse in tempi relativamente brevi, avverte un analista citato dal quotidiano, resterebbe l'incertezza su quanto a lungo rimarrebbe aperto e i prezzi del petrolio potrebbero restare elevati a lungo. Ecco cosa può essere successo all'aereo cisterna americano precipitato Il Comando Centrale americano ha confermato che tutti e sei i membri dell'equipaggio del KC-135 precipitato ieri pomeriggio in Iraq occidentale sono morti. Le identità dei militari saranno rese note solo dopo che i familiari saranno stati informati. Secondo quanto scrive tra gli altri il Washington Post, il disastro aereo sarebbe avvenuto, a quanto pare, a seguito di un incidente in volo con un altro velivolo, sempre un aereo cisterna, ma le circostanze dell'incidente sono ancora oggetto di indagine: il CentCom ha escluso il fuoco ostile e il fuoco amico, ma un'emittente pubblica iraniana ha sostenuto che un gruppo alleato di Teheran avrebbe abbattuto il velivolo con un missile. Il rifornimento in volo è una delle missioni militari più complesse e al tempo stesso più indispensabili: i caccia consumano carburante rapidamente e ne possono portare a bordo quantità limitate, il che rende i velivoli cisterna come il KC-135 una presenza quasi costante nelle operazioni di attacco. Durante il rifornimento, il pilota del tanker deve mantenere il grande aereo in volo stabile e a distanza ravvicinata dal caccia, mentre l'operatore nella parte posteriore della fusoliera manovra con un joystick il braccio telescopico (il cosiddetto "boom") abbassandolo lentamente verso l'aereo in avvicinamento. Un'operazione che richiede precisione millimetrica e nervi saldi, in qualsiasi condizione atmosferica e spesso di notte. Gli incidenti, nel corso degli anni, non sono mancati: nel 2018 un F/A-18 del corpo dei marines si scontrò con un C-130 cisterna durante un rifornimento in volo al largo del Giappone. Morirono sei persone. Il KC-135 Stratotanker ha un equipaggio minimo di tre persone: un pilota, un copilota e un operatore del braccio di rifornimento, ovvero la persona responsabile della supervisione del velivolo durante il rifornimento di altri aerei. A seconda della missione, può anche imbarcare un navigatore o altri membri dell'equipaggio. Con questi sei morti salgono a tredici i militari americani caduti dall'inizio del conflitto. I tre marinai della Mayuree Naree: vivi, ma irraggiungibili Sono ancora vivi i tre marinai thailandesi rimasti a bordo della Mayuree Naree, una portarinfuse (cioè una nave cargo progettata per trasportare grandi quantità di merci solide senza imballaggio, come cereali, minerali o fertilizzanti) colpita mercoledì 11 marzo da due proiettili, undici miglia a nord dell'Oman, poco dopo aver attraversato lo stretto di Hormuz. Lo ha confermato oggi l'ammiraglio Thadawut Thatpitakkul, capo di stato maggiore della marina thailandese, precisando però che i soccorritori non riescono a raggiungerli a causa del fuoco iraniano che rende impossibile qualsiasi operazione di recupero nell'area. La nave, di proprietà della compagnia thailandese Precious Shipping, navigava a vuoto dagli Emirati Arabi Uniti verso Kandla, in India, dove avrebbe dovuto imbarcare un nuovo carico. I due proiettili l'hanno colpito sopra la linea di galleggiamento, provocando esplosioni a poppa e nel locale macchine e scatenando un incendio. Venti membri dell'equipaggio sono riusciti a evacuare su zattere di salvataggio, e sono stati poi portati a riva a Khasab, in Oman, dalla marina omanita. I tre rimasti a bordo sarebbero intrappolati proprio nel locale macchine, con la nave immobile e i sistemi di controllo fuori uso. Il premier thailandese Anutin Charnvirakul ha dichiarato di aver mobilitato tutte le risorse disponibili, ma ha ammesso che raggiungere una soluzione richiederà parecchio tempo. Tutti e sei i membri dell'equipaggio dell'aereo Usa precipitato ieri in Iraq sono morti Tutti e sei i membri dell'equipaggio dell'aereo cisterna KC-135 precipitato in Iraq occidentale giovedì sono morti. Lo ha confermato il Comando Centrale americano in una dichiarazione diffusa venerdì, precisando che le identità dei militari saranno rese note solo dopo che i familiari saranno stati informati. In precedenza il Comando Centrale aveva parlato di quattro vittime accertate e due dispersi, con le operazioni di soccorso ancora in corso. Il Comando Centrale americano ha precisato che l'incidente non è stato causato né da fuoco ostile né da fuoco amico, e che le circostanze sono oggetto di indagine. Un secondo KC-135 coinvolto nell'incidente è atterrato oggi in sicurezza in Israele, come confermato dall'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter. L'Iran sostiene tuttavia una versione diversa: l'emittente pubblica iraniana ha riferito che un gruppo alleato avrebbe abbattuto il velivolo con un missile. Il Comando Centrale non ha commentato questa ricostruzione. L'incidente avviene in una zona dell'Iraq dove operano milizie filo-iraniane. Con questo incidente salgono a nove i soldati americani confermati morti dall'inizio del conflitto, e ad almeno quattro gli aerei statunitensi persi. In precedenza, tre F-15 erano stati abbattuti in quello che le autorità avevano definito "un apparente episodio di fuoco amico" sul Kuwait, con tutti e sei i piloti riusciti a eiettarsi e mettersi in salvo. Il Pentagono intensifica i bombardamenti. Hegseth: "Khamenei ferito e sfigurato" Il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo degli stati maggiori congiunti, hanno tenuto una conferenza stampa al Pentagono. Hegseth ha annunciato che le forze americane e israeliane hanno colpito oltre 15.000 obiettivi dall'inizio del conflitto – cifra ben superiore a quanto reso pubblico in precedenza – e ha definito quella di oggi "la campagna di bombardamenti più intensa" dall'inizio della guerra. Il generale Caine ha confermato: "Oggi sarà il nostro giorno più pesante di fuoco cinetico su tutta l'area operativa". Sul fronte diplomatico-militare, Hegseth ha detto che il presidente Trump "tiene le carte in mano" e deciderà "ritmo, cadenza e tempi del conflitto", pur senza sciogliere le contraddizioni emerse nelle ultime settimane sulle intenzioni di Washington riguardo alla durata della guerra. Hegseth ha sostenuto che l'Iran sta mostrando "pura disperazione" nello stretto di Hormuz, e ha promesso che gli Stati Uniti riapriranno il corridoio: "Non è uno stretto che consentiremo resti conteso". Ha però offerto pochi dettagli su come e quando. Ha anche detto di non avere "prove chiare" che l'Iran abbia posato mine nello stretto. Una posizione in netto contrasto con quanto riferito da altri funzionari americani, secondo cui l'intelligence ha già confermato l'operazione di minamento. Hegseth ha inoltre rivelato che il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei sarebbe stato "ferito e probabilmente sfigurato" in uno degli attacchi. La notizia trova riscontro in quanto riferito al New York Times da tre funzionari iraniani nei giorni scorsi, ed è coerente con il fatto che la prima dichiarazione pubblica di Khamenei, diffusa giovedì, fosse priva di audio o video. Il segretario ha infine annunciato la nomina di un ufficiale generale esterno al Comando Centrale per indagare sul raid che ha colpito una scuola elementare iraniana. Le a3utorità di Teheran sostengono che nell'attacco siano morti almeno 175 persone, in maggioranza bambini. Secondo quanto riferito dal New York Times, una prima indagine interna avrebbe accertato una responsabilità americana dovuta a un errore di localizzazione basato su dati obsoleti. Mattarella riunisce il Consiglio Supremo di Difesa: "L'Italia non entrerà in guerra" “Il Consiglio Supremo di Difesa ha analizzato lo scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del vicino medio oriente e nell’area del Mediterraneo”, lo si legge in una nota diffusa dal Quirinale dopo la riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Al centro dell’incontro la preoccupazione legata “al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran”, “la sicurezza di Israele e dei suoi cittadini” e la “condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni”. Il Consiglio ha inoltre sottolineato come “l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”. Per queste ragioni “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra". L’unico tipo di coinvolgimento nel conflitto che viene ribadito sono le iniziative assunte dal governo per “operare insieme ai principali alleati europei”, in patricolare con “Francia, Germania e Regno Unito”, così da poter coordinare le decisioni “sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza”, anche alla luce degli allarmi derivanti dai missili lanciati verso Cipro e intercettati dalla Nato. Poi il monito a Israele, chiedendo al governo di “astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Libano in un nuovo drammatico conflitto”. Anche perché, continua la nota, “i prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili, con numerosi vittime”. Infine, al termine dei lavori, il Consiglio ha espresso una ferma “condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq”, rivolgendo “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero”. Alla riunione hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, il ministro degli esteri Antonio Tajani; il ministro dell'interno Matteo Piantedosi; il ministro della difesa Guido Crosetto, il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, il Capo di Stato maggiore della difesa, il Generale Luciano Portolano. La Nato neutralizza un altro missile iraniano sulla Turchia. È il terzo in dieci giorni La Nato ha abbattuto un terzo missile balistico lanciato dall'Iran in direzione della Turchia in dieci giorni. I residenti nei pressi della base aerea di Incirlik, nel sud del paese – che ospita forze turche, americane e di altri membri della Nato, tra cui F-16, aerei da rifornimento e droni – hanno riferito di aver sentito le sirene antiaeree seguite da un forte boato intorno alle 3:30, con le finestre che vibravano. Il ministero della Difesa di Ankara non ha indicato il punto esatto dell'intercettazione. Secondo funzionari occidentali, anche il primo missile abbattuto il 4 marzo aveva preso di mira Incirlik: in quell'occasione Teheran aveva negato di aver sparato verso la Turchia. Il secondo era stato intercettato il 9 marzo. Venerdì l'Iran non ha rilasciato commenti, e la Nato non ha risposto alle richieste di dichiarazioni. L'eventualità che un attacco vada a segno su territorio turco preoccupa gli alleati: la Turchia è membro della Nato e un colpo riuscito potrebbe attivare l'articolo 5 del Trattato atlantico. Ankara ha dichiarato che non consentirà l'uso del proprio spazio aereo per attacchi all'Iran, ma questo non l'ha finora protetta dai missili di Teheran. Martedì la Nato ha dispiegato un sistema Patriot nella città di Malatya, nell'est del paese, per rafforzare la copertura difensiva. Il dipartimento di stato americano ha nel frattempo ordinato ai diplomatici e alle loro famiglie di lasciare Adana, città nel sud della Turchia (accanto a Incirlik) dove gli Stati Uniti mantengono un consolato, sconsigliando ai cittadini americani di recarsi nel sudest del paese. Un drone colpisce il sultanato dell'Oman, morti "due cittadini stranieri". Missili su Dubai Due droni sono caduti nella provincia di Sohar, nel nord dell'Oman: uno ha colpito una zona industriale, ha ucciso due cittadini stranieri e ferito altre persone, il secondo è precipitato in un'area aperta senza causare vittime. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale omanita, citando una fonte della sicurezza. Le autorità hanno aperto un'indagine sull'accaduto. Non è il primo episodio che colpisce il sultanato in pochi giorni: mercoledì droni avevano già preso di mira i serbatoi di carburante del porto di Salalah, nel sud del paese. Teheran ha negato ogni coinvolgimento in quell'attacco. La società privata di sicurezza marittima Vanguard Tech aveva segnalato la sospensione delle operazioni portuali nella sezione meridionale dello scalo; il ministero dell'Energia omanita ha tuttavia assicurato che non vi sono state interruzioni alle forniture di petrolio e derivati nel paese. L'Oman, che ha finora svolto un ruolo di mediatore tra Iran e Stati Uniti, era rimasto relativamente ai margini degli attacchi che hanno investito i paesi vicini. Gli episodi di questi giorni dimostrano che nessun paese dell'area è al riparo dalle ricadute del conflitto. Alcuni detriti hanno colpito la facciata di un edificio nel distretto finanziario, nel centro di Dubai, dopo che le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato un attacco iraniano. Il Dubai Media Office ha parlato di "incidente minore", precisando che non si registrano feriti. Non si tratta di episodi isolati: dall'inizio degli attacchi iraniani sugli Emirati, il paese ha dovuto fronteggiare 278 missili balistici, 15 missili da crociera e 1.540 droni. Nella sola giornata di giovedì, il ministero della Difesa emiratino afferma di avere intercettato 10 missili balistici e 26 droni. Hormuz, la stretta si fa più dura L'Iran ha alzato ulteriormente la posta nello stretto di Hormuz. Secondo il New York Times l'Iran ha piazzato circa una dozzina di mine nello stretto, in una mossa che probabilmente complicherà qualsiasi tentativo di riapertura del corridoio. Una fonte ha affermato che l'ubicazione della maggior parte delle mine è nota, ma si è rifiutata di spiegare come gli Stati Uniti intendano gestirle. Le forze americane potrebbero scortare il traffico mercantile attraverso lo stretto e a condurre operazioni di bonifica delle mine, anche mentre prendono di mira quel che resta della marina iraniana, incluse le navi posamine. Il segretario all'Energia Chris Wright ha però ammesso che la marina non è ancora pronta: "Avverrà abbastanza presto, ma non può avvenire adesso", ha dichiarato alla Cnbc. Secondo altre fonti citate dalla Cnn, Teheran detiene ancora tra l'80 e il 90 percento delle proprie piccole imbarcazioni e dei propri posamine, e potrebbe quindi intensificare ulteriormente l'operazione. L'Iran, pur in condizione di evidente indebolimento militare, dimostra di poter infliggere danni economici e strategici significativi. Secondo diversi analisti, la tattica iraniana nello stretto non riguarda soltanto il conflitto in corso: "Questa guerra non è solo ciò che accade nel ciclo attuale", ha osservato Caitlin Talmadge del Mit. "Riguarda il ristabilire la deterrenza iraniana per la prossima guerra." La Cina passa indisturbata lo stretto di Hormuz Mentre centinaia di navi cisterna restano bloccate ai due lati dello stretto, le petroliere cinesi continuano ad attraversare Hormuz quasi indisturbate. Dall'inizio del conflitto, circa 11,7 milioni di barili di greggio iraniano hanno raggiunto la Cina, trasportati in gran parte dalla cosiddetta "flotta ombra", vecchie petroliere sanzionate usate da Iran e Russia per spedire greggio in modo clandestino. Alcune imbarcazioni avrebbero persino tentato di cambiare il proprio identificativo Ais in "China owner" per aumentare le probabilità di passare indenni. Pechino era arrivata preparata: nei primi due mesi del 2026 ha importato il 15,8 percento di petrolio in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, accumulando riserve stimate in 1,3 miliardi di barili. Una quantità sufficiente a coprire oltre quattro mesi di importazioni. Il governo ha inoltre ordinato alle raffinerie di bloccare per marzo le esportazioni di carburanti raffinati, e ha escluso le riserve strategiche dal piano di rilascio globale concordato mercoledì dall'Agenzia internazionale dell'energia, che prevede l'immissione sul mercato di 400 milioni di barili da parte degli altri paesi aderenti. Il petrolio russo torna sul mercato Nel tentativo di contenere l'impennata dei prezzi dell'energia, il dipartimento del Tesoro americano ha annunciato una sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio russo attualmente in navigazione, valida fino all'11 aprile. Il segretario Scott Bessent ha sostenuto che si tratta di "una misura circoscritta e di breve durata" che "non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo", pur ammettendo che Mosca vedrà qualche vantaggio economico. La mossa ha però suscitato critiche bipartisan. I senatori democratici l'hanno definita una concessione ingiustificabile, osservando che i prezzi della benzina negli Stati Uniti – saliti in media a 3,60 dollari al gallone, il 21 percento in più rispetto all'inizio del conflitto – sono il risultato di una guerra voluta dalla stessa Casa Bianca. Analisti specializzati in sanzioni hanno espresso il timore che la misura possa di fatto smantellare il regime sanzionatorio sul petrolio russo costruito negli ultimi anni. E nemmeno i mercati non hanno reagito positivamente: il Brent si è attestato intorno ai 100 dollari al barile, invariato rispetto alla vigilia. L'Agenzia internazionale dell'energia ha definito la crisi in corso "la più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale", stimando un calo delle forniture di otto milioni di barili al giorno solo nel mese in corso. Incidente nel Golfo: le verisoni discordanti di americani e iraniani Una nave iraniana che si era avvicinata alla portaerei Uss Abraham Lincoln è stata colpita da un elicottero americano equipaggiato con missili Hellfire. Lo riferisce la Cbs, citando due funzionari americani che hanno chiesto l'anonimato. Secondo le stesse fonti, una nave della marina americana aveva già tentato di aprire il fuoco contro l'imbarcazione iraniana, ma i colpi sarebbero andati a vuoto più volte. Non è chiaro se si trattasse di colpi di avvertimento. L'incidente sarebbe avvenuto all'inizio di questa settimana. Le condizioni della nave iraniana e del suo equipaggio sono ignote. I pasdaran sostengono tuttavia una versione opposta degli eventi: secondo un portavoce del Comando centrale iraniano Khatam al-Anbiya, citato dall'emittente pubblica iraniana e ripreso dalla Tass, la Lincoln sarebbe stata colpita da diversi attacchi missilistici dell'Irgc e "resa inoperativa", e avrebbe lasciato il Golfo Persico facendo rotta verso gli Stati Uniti. Il Pentagono non ha confermato né smentito: un funzionario della Difesa si è limitato a rispondere che non aveva "nulla da dire al riguardo". I raid israeliani e la risposta iraniana L'Idf ha reso noto su Telegram di avere completato nelle ultime 24 ore venti attacchi su larga scala nell'Iran centrale e occidentale, con la partecipazione di decine di velivoli coordinati dall'intelligence. Secondo quanto sostenuto dalle stesse forze armate israeliane, sono stati colpiti "oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano, compresi lanciamissili balistici, sistemi di difesa e siti di produzione di armi". L'Idf ha anche annunciato di avere ucciso un membro di Hezbollah in un'operazione nell'area di Beirut. Il fronte iracheno. Un soldato francese morto a Erbil Un soldato francese – identificato dal presidente Emmanuel Macron come il maresciallo Arnaud Frion del 7° battaglione cacciatori alpini di Varces – è morto nell'attacco di ieri a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Altri sei militari francesi sono rimasti feriti. "La guerra in Iran non può giustificare tali attacchi", ha scritto Macron. Un missile ha colpito anche la base italiana: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l'accaduto precisando che nessun militare italiano è rimasto ferito, poiché il contingente era già stato messo in allerta e si trovava nelle aree protette dall'alba. Le proteste interne e l'avvertimento dei pasdaran Sul fronte interno iraniano, i pasdaran hanno avvertito che eventuali nuove proteste contro il governo saranno represse con una risposta "ancora più devastante" rispetto a quella dell'8 gennaio, quando diverse migliaia di persone furono uccise. "Oggi il nemico, incapace di raggiungere i suoi obiettivi militari sul campo, sta nuovamente cercando di seminare il terrore e provocare rivolte", hanno affermato le guardie della rivoluzione in una dichiarazione trasmessa in televisione. I fatti di ieri:
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