Il primo messaggio di Mojtaba Khamenei (che non si fa vedere) e il drone sulla base italiana a Erbil

12/03/2026 06:52 Il Foglio

I FATTI PRINCIPALI - Giorno 13 Anche l'Italia coinvolta nella guerra. Un missile colpisce la base del nostro paese nel Kurdistan iracheno Nonostante l'annuncio di Trump sul rilascio di una parte delle riserve Usa, il petrolio ha superato i 100 dollari al barile.  L'Iran ha dichiarato che non consentirà il passaggio di carichi di petrolio a beneficio degli Stati Uniti e dei suoi alleati attraverso lo Stretto di Hormuz, Proprio lì ieri tre navi commerciali sono state colpite. Intanto l'Iraq è costretta a chiudere i suoi terminal petroliferi dopo l'attacco e l'esplosione di due petroliere Continuano intanto i bombardamenti israeliani e americani su Teheran e Beirut. In particolare, nel corso di un intervento israeliano sopra la spiaggia della capitale libanese sono morte sette persone. Secondo funzionari libanesi dall'inizio del conflitto le vittime sono 600, 800 mila gli sfollati Per il Pentagono i primi sei giorni di guerra sono costati agli Usa 11,3 miliardi. Intanto il congresso valuta un nuovo finanziamento straordinario per la difesa. Banche nel mirino dei Pasdaran: i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato l'intenzione di colpire banche e istituzioni finanziarie occidentali nel Golfo. Citigroup ha ordinato ai dipendenti della sede di Dubai di lasciare immediatamente gli uffici. Nei primi quattro giorni dopo la sua proclamazione a guida suprema, Mojtaba Khamenei non aveva rilasciato ancora dichiarazioni o era apparso pubblicamente. Oggi il primo messaggio affidato alla tv di stato. Gli iraniani confermano le indiscrezioni dei media americani: è rimasto ferito durante gli attacchi, ma è vigile e in luogo sicuro.   I militari italiani si ritirano provvisoriamente da Erbil Il contingente italiano si ritira da Erbil, almeno provvisoriamente. Secondo quanto risulta al Foglio, il governo italiano ha già fatto rientrare in Italia 102 uomini, altri 75 sono stati dislocati in Giordania mentre in 141 si stanno organizzando “temporaneamente”.  Il Foglio di guerra: una diretta sulla crisi in medio oriente Mentre gli equilibri globali si ridefiniscono, cerchiamo di capire la direzione del presente. Protagonisti, fatti, conseguenze. Da Washington a Teheran, passando per i centri nevralgici di Tel Aviv e Bruxelles: cosa accade davvero e quali saranno le conseguenze di questo conflitto che cambia il mondo? Ne parliamo con Matteo Matzuzzi, Luca Gambardella, Micol Flammini, Giulia Pompili e Giulio Meotti.  Il primo messaggio pubblico di Mojtaba Khamenei è stato letto in diretta tv La televisione di stato iraniana ha trasmesso una dichiarazione della nuova Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei. È la prima dichiarazione pubblica del nuovo leader, dopo essere stato scelto per succedere al padre, l'Ayatollah Ali Khamenei. Mojtaba Khamenei non si è presentato davanti alle telecamere, non ha mandato nemmeno un videomessaggio. Le motivazioni di questo silenzio sono legate alle sue condizioni fisiche in seguito ai raid americani. Ufficialmente ha un piede fratturato, un ematoma all'occhio e contusioni sul viso. Ma secondo il giornale britannico Daily Mail, il nuovo leader sarebbe in coma in terapia intensiva nell'ospedale universitario Sina, dopo aver perso una gamba durante l'attacco in cui è rimasto coinvolto.   Per questo la comunicazione della Guida suprema è stata letta da un presentatore della televisione di stato iraniana. Mojtaba Khamenei ha scelto di rilasciare una dichiarazione provocatoria, nella quale ha affermato che "verrà vendicato il sangue dei martiri" dell'Iran, in particolare quelli uccisi a Minab, dove un attacco missilistico su una scuola ha ucciso oltre centocinquanta persone. Ha annunciato inoltre che "lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso" e che il regime continua a portare avanti la sua "politica di amicizia" con i paesi vicini che però dovrebbero chiudere le basi americani nei loro territori "il prima possibile", aggiungendo che quei paesi "ormai devono aver capito che la pretesa dell'America di stabilire sicurezza e pace non è altro che una bugia". Poi un appello all'unità del paese, rimarcando come "in questi ultimi giorni, quando il paese si è trovato senza un leader e senza un comandante supremo", dopo l'uccisione del padre e guida suprema Ali Khamenei, la "grande nazione iraniana" abbia dato prova di "fermezza, coraggio e presenza", di fatto "guidando il paese e a garantendone l'autorità". A fronte di questo, "non si deve in alcun modo intaccare l'unità tra tutti i gruppi della nazione" ed "è necessario mantenere una presenza efficace sulla scena, sia nel modo che avete dimostrato in questi giorni e notti di guerra, sia ognuno nel proprio ruolo nei vari ambiti della vita" del paese. Il comandante della marina delle Guardie della Rivoluzione Alireza Tangsiri, con un post su X, ha detto: "In risposta all'ordine del comandante in capo, infliggeremo i colpi più duri al nemico aggressore, mantenendo la strategia di chiusura dello Stretto di Hormuz".       Se il prezzo del petrolio sale, gli Stati Uniti "guadagnano un sacco di soldi", scrive Trump Sul suo social network, Truth, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto per dire la sua sull'aumento dei prezzi del petrolio, sottolineando che questo per lui non è un problema visto che "gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi". Ha evidenziato che le polemiche sul greggio è qualcosa di secondario visto che ciò che "di gran lunga più interesse e importanza per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l'Iran, di possedere armi nucleari".         Un drone colpisce la base militare italiana a Erbil, in Iraq. Tajani e Crosetto: "I nostri soldati al sicuro in un bunker"  Un drone ha colpito la base militare italiana Camp Singara, come l'omonima fortezza legionaria dei tempi dell'imperatore Settimio Severo, a Erbil, in Iraq. A confermarlo è il ministro della Difesa Guido Crosetto. "A quanto si apprende, non ci sono feriti tra i militari italiani, né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene" ha affermato. La base si trova nella zona vicina all'aeroporto della città del Kurdistan iracheno, proprio a poche centinaia di metri da una base americana. E' qui che i nostri soldati, da 14 anni, addestrano i peshmerga curdi, gli stessi che negli anni passati hanno combattuto contro lo Stato islamico (la missione nacque proprio in quegli anni con il nome di Prima Parthica). Nella base si trovano circa 320 soldati italiani. Non è il primo tentativo iraniano di colpire la base, anche se è più probabile che il vero obiettivo degli attacchi sia la vicina e omologa base statunitense. "Ferma condanna" per l'attacco intanto è arrivata anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato con l'ambasciatore d'Italia in Iraq. "Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker" ha detto. Anche la premier Giorgia Meloni, con un post su X ha detto che sta continuando "a seguire con attenzione quanto accaduto alla nostra base di Erbil, sono in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare la situazione. A nome del Governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari, rimasti illesi a seguito dell'attacco: l'Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi".   Il petrolio sale sopra i 100 dollari al barile, nonostante gli annunci sul rilascio delle riserve. Aie: tagliati 10 milioni di barili al giorno Continua la corsa dell'oro nero. Nonostante i tentativi di frenarlo attraverso la vendita delle riserve per scongiurare una carenza globale, il prezzo del Brent, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile. Gli Usa hanno annunciato che preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche e i 32 Paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'energia hanno concordato di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili. E d'altronde è la stessa Aie a spiegare che la guerra sta causando la "più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale". Nel suo ultimo report mensile, l'Aie riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10 per cento della domanda mondiale. Trump intanto ripete che lo stretto di Hormuz è al sicuro, dopo che i Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e che l'Iran "è sull'orlo della sconfitta". Ma Teheran continua a dichiarare che non consentirà il passaggio di carichi di petrolio a beneficio degli Stati Uniti e dei suoi alleati attraverso lo Stretto di Hormuz. Preparatevi a vedere il prezzo del petrolio salire a 200 dollari al barile, è la minaccia "perché dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato", ha spiegato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran. Negli scorsi giorni l'Iran ha ripetutamente colpito con droni e missili le infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo, con attacchi mirati a generare un danno economico globale. Secondo quanto ricostruito da diversi giornali internazionali, le preoccupazioni per la sicurezza hanno costretto alla chiusura dei terminali di esportazione del petrolio, uno in Oman e l'altro in Iraq. Mentre l'Arabia Saudita ha dichiarato di aver distrutto nella notte due droni diretti verso l'enorme giacimento petrolifero di Shaybah. Ecco tutte le infrastrutture colpite dal 28 febbraio scorso.     Le uniche navi petrolifere che riescono a passare per lo Stretto sono quelle iraniane e quelle cinesi. Secondo Kpler, la società di tracciamento del commercio internazionale di energia citata anche dal Washington Post, negli ultimi giorni c'è stato un aumento dell'export di greggio nella zona. Ma il passaggio è di fatto un'esclusiva dei cinesi, che stanno fornendo in cambio aiuto tecnico e logistico per la difesa e la controffensiva militare iraniana.   L'Arabia Saudita intercetta e distrugge due droni diretti verso il giacimento petrolifero di Shaybah. L'Iraq chiude i terminal petroliferi dopo l'attacco a due petroliere L'Arabia Saudita ha intercettato e distrutto due droni diretti verso l'enorme giacimento petrolifero di Shaybah, ha dichiarato il ministero della Difesa saudita sui social media. Il giacimento di Shaybah è una delle più grandi strutture petrolifere di tutta l’Arabia Saudita, situata nel deserto del Rub’ al-Khali, al confine con gli Emirati Arabi Uniti. Il sito è gestito da Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale saudita. È un giacimento di petrolio greggio di tipo “extra light”, ovvero molto pregiato per la facilità di raffinazione. Ha riserve enormi stimate sulle 14 miliardi di barili di petrolio. Ospita inoltre un’importante unità per la liquefazione del gas naturale, che permette di recuperare componenti preziosi come propano e butano. Data la posizione isolata tra dune di sabbia che possono superare i 300 metri di altezza, il complesso è una vera e propria cittadella autosufficiente, dotata di una propria rete elettrica, sistemi di controllo avanzati e persino un aeroporto per il personale.  Intanto l'Iraq è costretto a chiudere i terminal petroliferi del paese, dopo che due petroliere sono state attaccate e incendiate al largo delle coste irachene. Alti funzionari iracheni, parlando con il New York Times, hanno affermato che una delle navi, battente bandiera delle Isole Marshall, è di proprietà di una società americana, e hanno confermato che i funzionari iracheni ritengono che l'attacco sia stato iraniano. Farhan al-Fartousi, direttore generale della compagnia portuale statale irachena, ha dichiarato all'Iraqi News Agency che tutte le operazioni dei terminal petroliferi sono state sospese a seguito dell'attacco. I porti commerciali sono rimasti operativi, ha aggiunto. Anche il Bahrein fa sapere che l'Iran ha colpito alcuni serbatoi di carburante.      L'offensiva israeliana su Beirut si allarga. E il ministro Katz: "Se il governo libanese non interviene su Hezbollah lo faremo noi". Colpito un sito in Iran. Uccisi diversi comandanti legati a Hezbollah Continuano intanto i bombardamenti della coalizione israelo-americana su Beirut e Teheran. I combattimenti sono stati particolarmente intensi nella capitale libanese. In particolare in un raid sulla spiagga di Beirut dove vivono diversi sfollati sono rimaste uccise sette persone, mentre 21 sarebbero ferite. Secondo funzionari governativi libanese, citati dal New York Times, hanno ucciso più di 600 persone e ne hanno sfollate più di 800.000 negli ultimi giorni. Intanto una nuova ondata di missili è stata lanciata da Hezbollah contro il nord di Israele. Secondo gli israeliani solo due avrebbero colpito il nord di Israele. Mentre a Gerusalemme un missile iraniano è esploso a pochi passi dalla spianata delle moschee. In risposta l'Idf ha ordinato l'evacuazione di due palazzi nel centro di Beirut, non lontani da scuole e dal parlamento libanese. Inoltre, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha detto che se il governo libanese "non sa controllare il suo territorio e impedire a Hezbollah di minacciare gli insediamenti del nord (di Israele) e lanciare attacchi contro Israele, prenderemo il controllo del territorio e lo faremo noi stessi". Spiegando inoltre di aver già avvertito il presidente del Libano Joseph Aoun. Sull'altro fronte, quello iraniano, l'Idf fa sapere tramite un post su X che "il complesso 'Taleghan', un sito utilizzato dal regime iraniano per sviluppare armi nucleari. Il complesso è stato utilizzato per sviluppare esplosivi avanzati e condurre esperimenti sensibili nell'ambito del progetto segreto "AMAD" negli anni 2000. L’esercito israeliano ha anche annunciato su X di aver eliminato tre uomini legati a Hezbollah. Uno di loro è Abu Dar Mohammadi, comandante delle Guardie Rivoluzionarie che svolgeva un ruolo centrale nell’unità missilistica di Hezbollah che da nord continua a provare a colpire Israele. "Mohammadi era una figura centrale nel coordinamento tra Hezbollah e il regime terroristico iraniano e ha svolto un ruolo chiave nella riabilitazione del programma missilistico di Hezbollah", si legge nel post ufficiale. L'altro nome citato è quello di Abu Ali Riyan, comandante dell'unità "Radwan Force" di Hezbollah nel Libano meridionale. "Riyan era la figura centrale responsabile del coordinamento delle operazioni, del reclutamento degli agenti e della gestione della catena di approvvigionamento delle armi", scrive l'Idf. Infine sarebbe stato ucciso il comandante della divisione Imam Hossein, un gruppo armato iraniano affiliato ai guardiani della rivoluzione iraniani. Con lui sarebbero stati fatti fuori anche diversi comandanti di alto rango dello stesso gruppo.                    L’inviato speciale di Putin Kirill Dmitriev incontra i negoziatori americani. “Iniziano a comprendere meglio il ruolo del petrolio e del gas russo”  L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, ha dichiarato su X di aver partecipato a un “incontro produttivo” con l’inviato speciale di Donald Trump Steve Witkoff, con il genero del presidente americano Jared Kushner e al consigliere senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum. Un incontro che sembra seguire una linea di distensione dei rapporti tra Usa e Russia degli ultimi giorni. Non a caso nei giorni scorsi Trump, dopo un colloquio telefonico con Putin, aveva dichiarato che il presidente russo voleva essere “utile” nello scenario di crisi in medio oriente, dimostrandosi disponibile al dialogo. Mentre lo stesso Dmitriev aveva detto che Washington stava “iniziando a comprendere meglio” l’importanza del petrolio russo. In un post su Telegram affermava che “molti Paesi, in primo luogo gli Stati Uniti, stanno iniziando a comprendere meglio il ruolo chiave e sistemico del petrolio e del gas russi nel garantire la stabilità dell'economia globale, nonché l'inefficacia e la natura distruttiva delle sanzioni contro la Russia".    Stime del Pentagono: i primi sei giorni di guerra sono costati 11,3 miliardi agli Usa. Colpiti 5.500 obiettivi e affondate 60 navi Il dipartimento della guerra Usa ha stimato in oltre 11,3 miliardi di dollari il costo dei primi sei giorni di operazioni militari contro l'Iran, secondo quanto riferito da funzionari del dipartimento durante un'audizione a porte chiuse al Senato federale. Il dipartimento della guerra non ha fornito commenti in merito alla riunione, ma un portavoce ha affermato che il costo complessivo dell'operazione "Epic Fury" sarà noto solo al termine della missione. Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), dall'inizio del conflitto le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito oltre 5.500 obiettivi in Iran e affondato o danneggiato più di 60 imbarcazioni iraniane. I dati emergono mentre al Congresso prosegue il dibattito su un possibile nuovo pacchetto straordinario di finanziamenti per la difesa.      

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