E adesso? Dopo che Netflix ha fatto un passo indietro da quel che sembrava l’affare del secolo, l’acquisizione di Warner Bros. Discovery? Gli esperti di ogni ordine e grado già si interrogavano sul futuro assetto che avrebbe unito produzione e streaming, quindi sospetto di monopolio. L’Antitrust era già stata allertata prima che l’accordo fosse concluso. Warner Bros. Discovery – mettiamo la ragione sociale per intero, non si parla solo di produzione cinematografica, c’è anche la Cnn – è stata ora comprata da Paramount, per una cifra considerata esorbitante dalla concorrenza. Greg Peters e Ted Sarandos, i due ceo di Netflix, l’avrebbero voluta “al giusto prezzo”, non “a qualsiasi prezzo”. Un articolo nella sezione “The wide shot” del Los Angeles Times si interroga sul panorama che verrà. I licenziamenti, per esempio. Finora Paramount ha parlato di sinergie per 6 miliardi di dollari, senza incidere sui lavoratori ma soltanto considerando la capacità produttiva. Per quanto riguarda gli studi, si prevede di riunirli attorno a Burbark, sede di Warner. Mossa ragionevole. Altrettanto sensata è la fusione dei due servizi streaming attuali, Paramount+ e Hbo Max – ora li paghiamo separatamente, e non sappiamo a quanto ammonterà la tariffa cumulativa. Speriamo nella concorrenza con Netflix, che ha 325 milioni di abbonati nel mondo. Mentre Paramount&Warner ne mette insieme circa 200 mila. Faranno un prezzo più basso per la combinata? Oppure i 111 miliardi spesi da Paramount (compresi un bel po’ di debiti, che, sta scritto sul Financial Times di ieri mattina, non farebbero dormire sonni tranquilli al ceo di Netflix Greg Peters) non consentiranno sconti e agevolazioni? Nella stessa intervista al FT, Greg Peters – che incassa, va ricordato, i 2.8 miliardi di Break Fee, stabiliti in caso di rottura dell’accordo – mette in dubbio i 30 nuovi film all’anno annunciati dalla futura compagnia. 15 per Paramount e 15 per Warner Bros. E di nuovo torna la preoccupazione – assieme al naturale sollievo per lo scampato pericolo, par di capire – per i licenziamenti. Al netto della fusione tra gli studi di produzione e i rispettivi streaming – pur continuando David Ellison a sostenere che HBO sarà considerato il gioiello della corona, dotato di risorse e indipendenza per fare quel che sa fare meglio – resteranno comunque due uffici legali e due uffici marketing. Difficile che possano resistere entrambi – a differenza dello sfumato accordo Netflix-Warner, qui si uniscono due gruppi che fanno lo stesso mestiere. Preoccupati più di tutti sono i giornalisti e i tecnici della Cnn (una divisione nel gruppo Warner Bros.) e della Cbs, che fa parte del gruppo Paramount. E tradizionalmente sono rivali, nel settore delle news. Bisogna ora calcolare l’aggravante di Donald Trump, a cui il giornalismo non sempre piace (eufemismo) e in particolare non piace la Cnn – considerando più amica la CBS. Larry Ellison, padre di David, è amico del presidente (e pare abbia acquistato una proprietà in Florida per consolidare amicizia e affari). Paramount e Warner insieme – calcola il Financial Times – avranno 72 miliardi di debiti. Impossibile pensare che tutto proceda serenamente in parallelo. Commenta Samantha Masunaga, appunto sul Los Angels Times: “E’ una cifra che svolazza attorno alla nuova mega-ditta come un albatro, annunciando onde di licenziamenti”. E’ un albatro con risvolto poetico, presagio di sventura dopo la “Ballata del vecchio marinaio” di Coleridge. Ucciso da un marinaio, saranno anni di sventure. In questo caso, di licenziamenti. E ancora non c’è il responso dell’Antitrust.
Continua a leggere su "Il Foglio"