Il quinto giorno del conflitto si è aperto con l'Iran che prende di mira le sedi diplomatiche americane nel Golfo e con l'assemblea incaricata di eleggere la nuova Guida Suprema nel mirino dei raid israeliani a Qom. Attacchi aerei hanno colpito anche l'aeroporto Mehrabad di Teheran. L'Idf entra in Libano via terra, uno scenario che fino a ieri sembrava ancora incerto. Mentre i mercati globali continuano a cedere e il prezzo del petrolio supera gli 80 dollari al barile, Donald Trump incontra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e risponde per la prima volta alle domande dei giornalisti in pubblico da quando, sabato scorso, ha ordinato l'attacco congiunto con Israele contro l'Iran. Dall'inizio dei combattimenti, i morti nel conflitto hanno superato quota 800 in tutta la regione. È la prima volta che Donald Trump risponde alle domande dei giornalisti in pubblico da quando, sabato scorso, ha ordinato l'attacco congiunto con Israele contro l'Iran. Fino a ieri, il presidente americano si era limitato a telefonate con singoli cronisti e a post sui social media. Lo ha fatto nello Studio Ovale, seduto accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz – con il quale aveva appena terminato un incontro a porte chiuse – e con il vicepresidente JD Vance e il segretario di stato Marco Rubio sul divano di fianco a lui. Trump ha rivendicato la scelta di colpire l'Iran in via preventiva, sostenendo che Teheran era sul punto di attaccare i propri vicini e Israele. "Stavamo negoziando con questi pazzi, e a mio avviso stavano per attaccare", ha detto. Alla domanda se fosse stato Israele a forzare la mano, come riportato da diverse fonti sentite in questi giorni dalle agenzie e dalle testate internazionali, ha risposto con una battuta rivelatrice: "Se mai, potrei essere stato io a forzare la mano di Israele". Un'affermazione che contraddice la versione fornita ieri da Rubio, secondo cui gli Stati Uniti avevano agito perché Israele era sul punto di attaccare l'Iran autonomamente e Teheran sarebbe stata pronta a colpire le forze americane in rappresaglia. Per giustificare la guerra, Trump è tornato a un argomento più ampio: "È un'ideologia malvagia, una mela marcia. Qualcuno doveva farlo". Ha anche ricordato i leader iraniani eliminati negli attacchi, incluso l'ayatollah Ali Khamenei, e le vittime delle repressioni governative in Iran come ulteriore ragione del conflitto. L'ammissione più sconcertante è arrivata quando il presidente ha descritto lo stato degli eventuali successori al potere a Teheran. "La maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte", ha detto, riferendosi ai possibili nuovi leader iraniani individuati dagli Stati Uniti. "Ora abbiamo un altro gruppo, ma anche loro potrebbero essere morti, stando alle ultime notizie. Quindi arriva una terza ondata. Presto non conosceremo più nessuno". I giornalisti hanno fatto il nome di Reza Pahlavi, figlio dell'ex Scià, come possibile guida dell'Iran, ma Trump ha risposto con una scrollata di spalle: "Sembra una persona molto piacevole", ha detto, aggiungendo però di ritenere questa ipotesi poco realistica. Interrogato sul worst case scenario, il presidente americano ha risposto con disarmante franchezza: "Immagino che il peggio sarebbe fare tutto questo e poi vedere qualcuno prendere il potere che è brutto quanto il suo predecessore. Può succedere? Potremmo passare tutto questo e realizzare tra cinque anni di aver messo al potere qualcuno che non vale niente di più". Ha paragonato la situazione all'operazione in Venezuela, dove ha detto di aver mantenuto le strutture di governo intatte, per poi ammettere che il confronto regge poco, dati i livelli di distruzione già raggiunti in Iran. I mercati e il petrolio Trump ha concesso che l'offensiva sta avendo un impatto economico globale. "Se abbiamo i prezzi del petrolio un po' alti per un po', non appena finirà tutto questo, i prezzi scenderanno", ha detto. Il cancelliere Merz ha sottolineato come il rincaro dell'energia stia danneggiando l'economia mondiale, implicito invito ad abbreviare il conflitto. Il Brent ha superato gli 80 dollari al barile, i prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti di undici centesimi al gallone in una notte sola, e l'S&P 500 ha aperto in calo di quasi il due per cento. La Spagna nel mirino: "Alleato terribile, tagliamo tutti i commerci". E critica la Gran Bretagna Trump ha riservato alcuni degli attacchi più duri della giornata ai due alleati europei che si sono sottratti alla sua campagna militare. Il primo bersaglio è la Spagna. Dopo che il governo di Pedro Sánchez ha vietato l'utilizzo delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro l'Iran – con il ministro degli Esteri José Manuel Albares che ha richiamato l'accordo bilaterale con Washington e la Carta delle Nazioni Unite – gli Stati Uniti hanno già spostato quindici aeromobili, in gran parte KC-135 per il rifornimento in volo, verso la Germania e la Francia. Trump ne ha fatto una questione di principio, e di soldi. Ha ricordato che la Spagna è rimasta l'unico paese Nato a non aderire all'obiettivo di spesa per la difesa al 5 per cento del pil: "Prima non pagavano nemmeno il 2 per cento", ha detto. "La Spagna non ha assolutamente nulla di cui abbiamo bisogno, a parte la sua grande gente. Hanno una grande gente, ma non hanno una grande classe dirigente". Ha poi annunciato di aver ordinato al segretario al Tesoro Scott Bessent di recidere tutti i rapporti commerciali: "Taglieremo tutti i commerci con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna". Ha aggiunto, con una punta di sfida, che gli Stati Uniti potrebbero usare quelle basi comunque: "Se volessimo, ci atterreremmo e basta. Nessuno ci dirà di no". Non è ancora chiaro con quali poteri legali Trump potrebbe imporre un simile embargo, dopo che la Corte Suprema ha già bloccato l'uso dei poteri d'emergenza per l'imposizione di dazi arbitrari. Il secondo bersaglio è la Gran Bretagna. Keir Starmer non ha mai detto una parola pubblica di critica nei confronti di Trump, ma questa cortesia unilaterale si sta sgretolando. Il Washington Post riferisce che la guerra in Iran ha aperto uno strappo nella relazione speciale tra i due paesi: Trump ha attaccato il premier britannico per la sua riluttanza a sostenere apertamente i raid americano-israeliani e per i dubbi espressi sulla praticabilità di un cambio di regime a Teheran. La posizione di Londra riflette quella della gran parte dell'Europa: Starmer e i principali governi del continente hanno preso le distanze dall'operazione senza partecipare pubblicamente, né condannarla con forza. Trump non ha gradito l'ambiguità. È l'ennesima crepa in una settimana in cui Washington ha litigato con quasi tutti i suoi alleati tradizionali. Sul campo. Bombe sull'Iran, Israele avanza in Libano. Intanto, mentre Trump vedeva il cancelliere Merz, è stata un'altra giornata di fuoco nel Golfo e in medio oriente. L'assemblea incaricata di eleggere la nuova Guida Suprema nel mirino dei raid israeliani a Qom. Il quinto giorno di guerra si è aperto con un nuovo attacco iraniano alle sedi diplomatiche americane nella regione. L'ambasciata americana a Riad è stata colpita da due droni, con un incendio circoscritto e danni materiali limitati, secondo il ministero della Difesa saudita. Kuwait, Emirati, Bahrein e Qatar hanno abbattuto centinaia di missili e droni iraniani. I paesi del Golfo persico si trovano davanti a una scelta difficile: rispondere rischiando di essere percepiti come alleati di Israele, o restare passivi mentre le loro città vengono colpite. L'Idf entra in Libano via terra, uno scenario che fino a ieri sembrava ancora incerto.
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