A settant’anni dall’ingresso dei carri armati sovietici a Budapest, il Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University, diretto dal professor Federigo Argentieri, ha dedicato una Lectio Magistralis alla parabola storica dell’Ungheria verso la democrazia. Protagonista dell’incontro il professor András Nagy, tra i più autorevoli storici dell’Ungheria contemporanea e docente dell’Università della Pannonia. Moderato da Martina Atanasova, presidente del club studentesco per le relazioni internazionali della JCU e componente del comitato consultivo del Guarini, l’evento ha messo a confronto il percorso del paese dall’ingresso nell’Onu fino all’adesione all’Unione europea, interrogandosi sui parallelismi tra le due fasi storiche. “Atanasova ha ricordato come, nonostante le molteplici condanne al comportamento dell’Unione Sovietica e le risoluzioni Onu a sostegno del popolo ungherese, poco o nulla fu fatto concretamente per fermare la repressione del 1956. Oggi l’Ungheria è profondamente cambiata: da vittima di tirannia a ostruzionista cronica nel contesto democratico europeo”. Nel suo intervento, Nagy ha richiamato una delle testimonianze più significative della Rivoluzione del ’56: le interviste raccolte dal diplomatico danese Povl Bang-Jensen, che documentò le violenze sovietiche per le Nazioni Unite. “Bang-Jensen è ancora molto stimato dal popolo ungherese – ha spiegato – anche perché si rifiutò di consegnare la lista dei testimoni ai suoi superiori dell’Onu, temendo rappresaglie da parte di Mosca. Per questo perse il lavoro. Poco dopo fu trovato morto in circostanze ambigue, ufficialmente un suicidio, ma con indagini bloccate direttamente da Washington”. Guardando all’Ungheria di oggi, il professore ha sottolineato la trasformazione politica di Viktor Orbán. “Il leader dei primi anni ’90 era pro-occidentale, antisovietico, liberale e democratico. Oggi abbiamo un Orbán filorusso, euroscettico, non più democratico nel governo della nazione. Si associa a chiunque sia contro l’Unione europea, da Trump a Putin, passando per la Cina, mentre i sostenitori di Fidesz ripetono slogan frutto di un sistematico lavaggio di cervello”. Secondo Nagy, per la prima volta dopo anni il consenso verso Fidesz sarebbe in calo. “Ci saranno tentativi di sabotare il dibattito e il processo democratico, ma speriamo che, in caso di sconfitta elettorale, Orbán riconosca il risultato e che per l’Ungheria si apra un nuovo capitolo”.
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