I principali fatti della giornata, in breve: Israele continua nell'attacco contro le roccaforti di Hezbollah. Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono di arrivare a una soluzione politica del conflitto L'ambasciata americana a Bagdad è stata colpita da un drone L'Iran continua a colpire gli Emirati Arabi Molti paesi asiatici iniziano a razionare il carburante Israele continua nell'attacco contro le roccaforti di Hezbollah. Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono di arrivare a una soluzione politica del conflitto La guerra di Israele contro Hezbollah va avanti e le azioni militari si intensificano nel Libano meridionale. Le Forze di difesa israeliane hanno diramato un avviso urgente ai residenti della parte più a sud del paese, "in particolare nel villaggio di Arab al-Jal", invitandoli a evacuare poiché, "l'esercito di difesa attaccherà a breve le infrastrutture militari appartenenti al gruppo terroristico Hezbollah", ha dichiarato un portavoce delle forze di difesa israeliane in un post su X. Già nelle prime ore di martedì, come riporta l'Afp ed è stato confermato dall'Idf, diversi raid aerei israeliani hanno colpito tre quartieri di Beirut, Nel frattempo, mentre le operazioni militari vanno avanti per tentare di sconfiggere Hezbollah, i leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno esortato Israele e Libano ad avviare negoziati per una "soluzione politica sostenibile", a seguito di quella che definiscono una situazione umanitaria "profondamente allarmante" in Libano. In una dichiarazione congiunta, chiedono a Hezbollah libanese di disarmarsi e cessare gli attacchi contro Israele, condannando il gruppo per la "decisione di unirsi all'Iran nelle ostilità". Scrivono nel comunicato: "Sosteniamo con forza le iniziative volte a facilitare i colloqui e sollecitiamo un'immediata de-escalation". Poiché "un'offensiva di terra israeliana di vasta portata avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata." Trump era stato avvertito delle possibili ritorsioni contro gli alleati del Golfo Secondo quanto riportato da Reuters, Donald Trump sarebbe stato avvertito ben prima dell'inizio degli attacchi all'Iran delle probabili ritorsioni del regime contro gli alleati statunitensi del Golfo. A dirlo all'agenzia di stampa britannica sono stati un funzionario statunitense e due fonti a conoscenza dei rapporti dell'intelligence statunitense. Eppure il presidente ha affermato per ben due volte che gli attacchi di rappresaglia dell'Iran contro Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait sono stati una sorpresa: "Non era previsto che l'Iran attaccasse tutti questi altri paesi del Medio Oriente", ha affermato. "Nessuno se lo aspettava. Siamo rimasti scioccati", aveva detto al consiglio di amministrazione del Kennedy Center alla Casa Bianca. Secondo altre due fonti a conoscenza della questione, Trump era stato anche informato, prima dell'operazione, che Teheran avrebbe probabilmente cercato di chiudere lo Stretto di Hormuz, di vitale importanza economica. L'ambasciata americana a Bagdad è stata colpita da un drone Secondo quanto riportato da Reuters e Agence France-Presse, l'ambasciata statunitense a Baghdad è stata bersaglio di una serie di attacchi con droni e razzi. Alcune fonti della sicurezza irachena hanno riferito ad AFP che si è trattato "dell'attacco più intenso dall'inizio della guerra". Sempre all'Afp un funzionario della sicurezza ha raccontato che "tre droni e quattro razzi hanno attaccato l'ambasciata, e almeno un drone si è schiantato al suo interno". Già nella prima serata di ieri, l'ambasciata americana aveva allertato i cittadini statunitensi in Iraq: "Milizie terroristiche allineate con l'Iran hanno ripetutamente attaccato la Zona Internazionale" nel centro di Baghdad. L'intensità degli attacchi iraniani all'Iraq è aumentata negli ultimi giorni. Lunedì, un drone ha appiccato un incendio in un hotel di lusso nella Zona Verde di Baghdad, area altamente fortificata che ospita edifici governativi e ambasciate straniere. Questa mattina, l'attacco all'ambasciata statunitense, e altre esplosioni nelle zone limitrofe. Missili contro gli Emirati Arabi Nella notte un cittadino palestinese è rimasto ucciso ad Abu Dhabi dopo essere stato colpito dai detriti di "un missile balistico intercettato dai sistemi di difesa aerea", ha reso noto l'ufficio stampa della città di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, l'esercito iraniano ha lanciato più di 1.900 missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti. Sono state prese di mira prevalentemente le infrastrutture di trasporto e petrolifere. Lunedì un drone ha colpito l'aeroporto internazionale di Dubai provocando un altro incendio che ha bloccato per diverse ore i voli da e per gli Emirati. L'aeroporto era già stato colpito il 13 marzo scorso. Un attacco di droni ha anche causato un incendio nel porto di Fujairah, di importanza strategica, uno dei più grandi depositi di petrolio della regione. Gli Emirati Arabi Uniti "ritengono di essere stati ingiustamente trascinati in questa guerra", ha dichiarato lunedì la corrispondente della BBC Azadeh Moshiri al podcast BBC Global News. "L'Iran potrebbe pensare che questo tipo di pressione spinga i leader locali a fare pressione sugli Stati Uniti affinché pongano fine alla guerra, ma la verità è che i funzionari qui sono furiosi", ha affermato. Considerato il tempo impiegato dagli Emirati Arabi Uniti per diventare "un paese sicuro e prospero", il fatto che "stanno subendo molteplici attacchi preoccupa la gente e questo potrebbe avere effetti nefasti nel lungo termine". In Asia c'è chi inizia a razionalizzare il carburante I paesi asiatici stanno introducendo una serie di misure di austerità nel tentativo di risparmiare carburante, mentre si confrontano con possibili carenze a seguito della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Quasi il 90% di tutto il petrolio e il gas che aveva attraversato lo Stretto di Hormuz lo scorso anno erano infatti destinato all'Asia, la più grande regione importatrice di petrolio al mondo. In Sri Lanka, il mercoledì è stato dichiarato giorno festivo per risparmiare carburante, e gli automobilisti sono ora tenuti a registrarsi per ottenere un Pass Carburante Nazionale che raziona la quantità di carburante che possono acquistare. In Myanmar, i veicoli privati possono circolare solo a giorni alterni a seconda del numero di targa. Il Bangladesh ha anticipato le vacanze del Ramadan nelle università e ha introdotto interruzioni di corrente programmate in tutto il paese per risparmiare energia. Nelle Filippine, alcuni uffici governativi hanno imposto al personale di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana.
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