Donald Trump ha provato a infondere fiducia ai mercati. In una conferenza stampa in Florida ha prima suggerito che gli Stati Uniti potrebbero iniziare ad accompagnare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz per contribuire a mantenere il flusso di petrolio dal Medio Oriente e poi si è lanciato in una previsione: "La guerra finirà presto, molto presto". Non "questa settimana", ha detto. La prossima chissà. Quel che è certo è che, ha sottolineato il presidente americano "andiamo avanti più determinati che mai a ottenere la vittoria finale che porrà fine una volta per tutte a questo pericolo di lunga data", la Repubblica islamica dell'Iran. Anche perché "le forze aeree americane hanno decimato le capacità militari del paese". Non poteva che arrivare anche la minaccia: se l'Iran dovesse attaccare navi sotto la protezione degli Stati Uniti in transito nello Stretto di Hormuz – in pratica il collo di bottiglia nel commercio energetico globale, qui potete leggere il nostro approfondimento – "li colpiremo così duramente che non sarà possibile né per loro né per chiunque altro li aiuti recuperare quella parte del mondo". A chi ha fatto notare al presidente americano che il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva affermato invece che tutto quello che era accaduto sinora era solo l'inizio, Trump ha risposto che, ovviamente, era i giornalisti ad aver capito male, che Hegseth voleva dire che "è l'inizio della costruzione di un nuovo paese", sostenendo che l'Iran è ormai senza la marina militare e l'aeronautica, "non hanno più equipaggiamento antiaereo. È stato tutto fatto saltare in aria". I mercati hanno provato a crederci. Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile. E il prezzo del petrolio è ciò che preoccupa più Donald Trump. Il presidente americano sa che se arriva alle elezioni di midterm con i prezzi troppo alti, il per il Partito Repubblicano potrebbe perdere molti voti. Gli analisti hanno più volte sottolineato come il prezzo di carburante e gas avranno un peso non secondario in queste elezioni. Per questo Trump sta cercando un modo per arginare il problema. O quanto meno un diversivo. Intanto in America i Democratici stanno facendo campagna elettorale sottolineando come le politiche di Trump, dai dazi alla guerra in Iran, stiano rendendo la vita meno accessibile per molti americani. Secondo i sondaggi d'opinione, la guerra è impopolare tra la maggior parte degli americani e, al decimo giorno di conflitto, non è chiaro quanto a lungo possano durare i combattimenti. Gli americani allontanano i diplomatici dal consolato di Adana Nonostante l'ottimismo di Trump, il Dipartimento di stato ha ordinato l'allontanamento obbligatorio dei diplomatici statunitensi e dei loro familiari dal consolato di Adana, città della Turchia meridionale, vicino alla base aerea di Incirlik, dove operano l'aeronautica militare statunitense e altre forze della Nato. E l'ambasciata statunitense a Beirut ha consigliato ai cittadini americani "dovrebbero prendere seriamente in considerazione l'idea di lasciare il paese con i voli della Middle East Airlines in partenza dall'aeroporto Rafic Hariri di Beirut". O quantomeno di "rifugiarsi in un luogo sicuro". A Beirut e in alcune zone del Libano meridionale infatti l'esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti per provare a sconfiggere definitivamente il gruppo terroristico di Hezbollah, sostenuto dall'Iran. Lunedì Donald Trump si era sentito telefonicamente con il presidente russo Vladimir Putin. Qui trovate tutti i dettagli sulla telefonata e tutti gli aggiornamenti della giornata di ieri
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