La priorità principale dell'Iran è la sopravvivenza del regime. Per questo ha attivato la cosiddetta "difesa a mosaico decentralizzata", annunciata per la prima volta nel 2005 dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Questa dottrina militare, ispirata alle operazioni statunitensi in Iraq, Afghanistan e nei Balcani, nonché alla guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah – dove gruppi armati inferiori inflissero danni significativi a potenze superiori assorbendo colpi e colpendo obiettivi vulnerabili – rappresenta il pilastro dell’attuale risposta dell’Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti. Come scrive il Wall Street Journal in un articolo intitolato “La strategia ad alto rischio dell’Iran per una guerra senza limiti in medio oriente”, la struttura del Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica (Irgc)è organizzata in 31 centri di comando autonomi: uno per Teheran e uno per ciascuna delle 30 province. Ogni centro è pienamente autorizzato a prendere il potere in caso di eliminazione del leader supremo o di alti comandi, garantendo continuità operativa senza dipendere da un vertice centralizzato. Questa decentralizzazione mosaico evita il collasso sistemico da "decapitazione" della leadership. Le unità IRGC sono addestrate specificamente per la guerriglia asimmetrica, sfruttando la geografia dell'Iran: aspre catene montuose circondano i confini, mentre centri abitati e vie di comunicazione sono distribuiti nell'interno, rendendo le linee di rifornimento nemiche vulnerabili a interdizioni. Il Golfo Persico per la sua conformazione ostacola il passaggio di portaerei e grandi navi; le sue insenature rocciose favoriscono piccole imbarcazioni iraniane, sciami di droni e mine navali. I Basij, milizia paramilitare di centinaia di migliaia di volontari, permeano quartieri, villaggi e moschee, pronti a reprimere disordini interni e a mobilitarsi per la difesa territoriale. Questa strategia è stata messa in pratica in questo conflitto e allargata agli attacchi nella regione. L'Iran ha risposto colpendo obiettivi strategici nel Golfo, privi delle difese israeliane, vulnerabili a missili e droni a corto raggio che li raggiungono in minuti. L'Iran mira anche a destabilizzare l’economia con il blocco dello stretto di Hormuz, da dove passa un quinto di tutto il greggio mondiale e un quarto del gas. Funzionari del Golfo avvertono: chiusure prolungate potrebbero spingere il petrolio a 150 dollari/barile, scatenando uno choc in grado di mettere in difficoltà i mercati globali.
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