Il presidente della Bulgaria, Rumen Radev, si è dimesso usando parole strane, quasi non fosse stato lui il capo dello stato finora. Ha definito il sistema politico bulgaro un modello di governo vizioso e ha detto che “la battaglia per il futuro della patria è davanti a noi… Possiamo farcela e ce la faremo”. Radev intende presentarsi alle elezioni legislative che ci saranno in primavera, non si sa se fonderà un nuovo partito, ma cosa intende quando parla di “battaglia della patria” è abbastanza certo. Radev è uno dei politici più euroscettici del paese, si è opposto all’ingresso della Bulgaria nella zona euro, è contrario agli aiuti all’Ucraina e al suo ingresso nell’Ue, è favorevole a un riavvicinamento a Mosca e non si sa se, nel corso della campagna elettorale, potrebbe cercare di unirsi con gli altri partiti che condividono le stesse battaglie. Sofia è senza governo da dicembre, ha adottato l’euro dal primo gennaio senza un esecutivo e senza una nuova legge di bilancio. La Bulgaria è il paese più povero dell’Ue e c’è molta attenzione per il voto che si terrà fra qualche mese perché la sua politica sembra sempre in bilico. Radev è considerato un politico esperto, con un’agenda chiara. Le sue posizioni sono note e il proliferare di partiti vicini a Mosca potrebbe avere due effetti: o frammentare il voto nazionalista ed euroscettico, indebolendo formazioni finora più forti, come Rinascita, oppure, con Radev, nuovi voti ed elettori potrebbero essere attratti dalla novità. La Bulgaria è uno dei paesi in cui la propaganda del Cremlino ha lavorato con più forza, agendo contro il sostegno all’Ucraina e contro l’adesione all’euro. Non è però mai riuscita a portare alla vittoria i partiti filorussi, anzi gli elettori hanno sempre confermato il partito Gerb, nonostante la diffidenza per i suoi leader. Questa volta il paese andrà al voto dopo grandi proteste, la sfiducia nei confronti di Gerb e le accuse di corruzione potrebbero portare cambiamenti, ma la notizia della vittoria della propaganda russa potrebbe essere ancora una volta esagerata.
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