Al giuramento della presidente Delcy Rodríguez, che ha preso il posto di Nicolás Maduro, dopo la cattura da parte degli americani, come da protocollo c’erano diversi invitati nazionali, di regime e internazionali. Erano presenti diversi ambasciatori, ma in posizione di primo piano c’erano: Lan Hu, ambasciatore della Repubblica popolare cinese, Sergei Melik Bagdasarov, ambasciatore della Federazione russa, e Ali Chegini, ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran. Sono tre rappresentanti dei loro paesi molto potenti e per questo sono stati mandati in Venezuela, visti gli stretti rapporti di collaborazione e solidarietà fra Caracas, Pechino, Mosca e Teheran. Alla fine del giuramento, che Rodríguez ha prestato nelle mani di suo fratello Jorge, i tre ambasciatori sono andati a salutare la presidente. Lan Hu e Bagdasarov l’hanno abbracciata per congratularsi, Chegini le ha fatto un inchino in segno di rispetto. La loro presenza nel momento della transizione era un messaggio di continuità: Cina, Russia e Iran continuano a stare dalla parte del regime e il regime non ha intenzione di disfarsi di loro. L’operazione americana nel territorio venezuelano ha lasciato in piedi il regime di Maduro, pur portando via il dittatore, e quindi sarà difficile che i rapporti di Rodríguez con i suoi sponsor cambieranno. Nonostante Maduro nell’ottobre scorso avesse chiesto aiuto a Mosca, a Pechino e a Teheran, i tre alleati del regime non si sono lanciati in soccorso di Caracas contro la pressione americana. Il regime potrebbe essere offeso per il mancato sostegno, ma la collaborazione invece va avanti e Donald Trump, per parlare di operazione riuscita, dovrà trovare il modo di cacciare tre regimi che non soltanto non hanno nessuna intenzione di andarsene, ma sono più che ben accetti.
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