♦GIORNO 19 - I FATTI PRINCIPALI, IN BREVE Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che Tel Aviv ha ucciso il ministro dell'intelligence iraniano, Esmail Khatib, in un attacco aereo notturno. Per il momento, l'Iran non ha commentato Nella notte alcuni missili iraniani hanno colpito Israele. L'attacco ha raggiunto Tel Aviv, dove due persone sono morte. Secondo fonti israeliane, alcuni razzi avrebbero colpito anche un mezzo di pronto intervento Un raid israeliano ha colpito il quartiere di Bachoura, nel centro di Beirut, distruggendo un edificio che, dice l'Idf, sarebbe stato utilizzato da Hezbollah. Secondo il Consiglio norvegese per i rifugiati, un milione di libanesi sono stati sfollati, circa un sesto dell'intera popolazione Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver "impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz" Il World Food Programme ha stimato che quasi 45 milioni di persone in più potrebbero trovarsi in una situazione di grave insicurezza alimentare se il conflitto non si concluderà entro la metà dell'anno e se i prezzi del petrolio rimarranno al di sopra dei 100 dollari al barile Il ministro israeliano Katz: "Ucciso il ministro dell'intelligence iraniano" Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che l'esercito dello stato ebraico ha ucciso il ministro dell'intelligence iraniano, Esmail Khatib, in un attacco aereo notturno. Per il momento, l'Iran non ha rilasciato nessun commento, ma si tratterebbe dell'ultimo di una serie di attacchi israeliani che hanno ucciso alti funzionari del regime. Ieri infatti è arrivata da Tel Aviv la notizia che Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza, e Gholamreza Soleimani, comandante dei basij sono stati uccisi in raid aerei. I due si trovavano in quello che era il nuovo quartier generale del regime, un complesso di tende improvvisato per rendere più difficile la loro individuazione da parte degli israeliani. "La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono un obiettivo", ha detto Katz. Dopo la morte della Guida Suprema Alì Khamenei, Larijani era per molti l’uomo che comandava in Iran: era lui infatti che teneva i rapporti con Mosca e con Pechino e che condivideva il dossier nucleare con il ministro degli Esteri Araghchi. Inoltre era coinvolto nel regime a ogni livello e tra i suoi compiti c'erano quelli di approntare piani di guerra, di gestire la resistenza agli americani e di garantire la sopravvivenza del sistema khomeinista nel caso in cui la prima linea del regime fosse colpita. Missili iraniani colpiscono Tel Aviv Nella notte alcuni missili iraniani hanno colpito Israele. Una rappresaglia dopo che ieri due fra gli uomini più importanti del regime, Ali Larijani e Gholamreza Soleimani, sono stati uccisi dall'esercito israeliano. L'attacco ha raggiunto Tel Aviv, dove due persone sono morte e almeno cinque sono rimaste ferite. Secondo le autorità israeliane, squadre di emergenza sono intervenute in diversi punti del centro del paese. Il servizio di soccorso Magen David Adom ha riferito che le due vittime sono un uomo e una donna di circa settant’anni colpiti da schegge a Ramat Gan. I media israeliani parlano di diversi siti colpiti da detriti, mentre le ferrovie hanno segnalato danni nei pressi della stazione Tel Aviv Savidor Center. Le autorità sostengono inoltre che alcuni dei danni siano stati causati da frammenti derivanti dall’intercettazione dei missili. Sempre secondo fonti israeliane, uno dei razzi avrebbe colpito anche un mezzo di pronto intervento. In precedenza, i servizi di emergenza avevano parlato dell’impatto di un missile a grappolo in più punti nell’area metropolitana di Tel Aviv. Israele intensifica gli attacchi in Libano: colpito il centro di Beirut Un raid israeliano ha colpito il quartiere di Bachoura, nel centro di Beirut, provocando il crollo completo di un edificio. Secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano, l’edificio sarebbe stato utilizzato da Hezbollah. Prima dell'attacco Israele aveva emesso avvisi di evacuazione per la zona, sostenendo che alcune strutture venissero usate per finanziare le attività del gruppo. Secondo il ministero della sanità libanese ci sarebbero almeno una decina di morti e più di venti feriti. I raid hanno colpito anche le periferie meridionali della città, considerate roccaforti di Hezbollah, ma negli ultimi giorni Israele ha ampliato il raggio d’azione includendo aree centrali ed orientali precedentemente ritenute relativamente sicure. In un comunicato, l'Idf ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Al-Qard al-Hasan, un'associazione finanziaria legata al gruppo militante Hezbollah, a Beirut, e che la sua marina ha attaccato "terroristi di Hezbollah a Beirut", senza fornire ulteriori dettagli. Il Consiglio norvegese per i rifugiati ha dichiarato che finora, a causa dei combattimenti, un milione di libanesi sono stati sfollati: si tratta di circa un sesto della popolazione del paese. L'organizzazione umanitaria avverte che numero degli sfollati sta rapidamente aumentando, "mentre gli ordini di evacuazione impartiti da Israele alimentano il clima di paura nelle comunità. Le famiglie fuggono senza quasi nulla, senza sapere dove andare né se potranno mai tornare. I centri di accoglienza stanno raggiungendo la capienza massima. Molte famiglie rimangono fuori dai centri di accoglienza, ancora alla ricerca di un luogo sicuro. Le forti piogge previste non faranno che aggravare le difficoltà". Cosa sta accadendo nello Stretto di Hormuz Martedì sera il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver "impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz". Il CentCom ha detto anche che i missili da crociera antinave che Teheran vi conservava rappresentavano un rischio per la navigazione internazionale nello stretto. L'Iran dall'inizio della guerra ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima cruciale per il medio oriente e per l'economia globale. Negli ultimi giorni il presidente americano Donald Trump ha faticato a raccogliere il sostegno degli alleati per aiutare a scortare le navi attraverso lo stretto. Il presidente americano, parlando ieri dalla Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti avrebbero potuto agire da soli. "Non abbiamo bisogno di molto aiuto, in realtà non abbiamo bisogno di nessun aiuto". Qualche giorno fa Trump aveva richiesto ai paesi dell'Alleanza Atlantica di inviare asset navali per aiutare gli americani a riaprire lo Stretto di Hormuz, ma dalla Spagna all’Italia, passando per la Germania, tutti i paesi europei hanno rigettato la pretesa del presidente americano. “Questa non è la guerra dell’Europa”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. Trump ha però continuato ad attaccare gli alleati della Nato, definendo la richiesta di collaborazione "un grande test" per l'alleanza e ha avvertito che Washington non dimenticherà chi rimarrà a guardare. "Sono deluso dalla Nato", ha detto, e aggiunto che i leader mondiali avrebbero dovuto ringraziarlo per aver attaccato l'Iran. Come scriviamo qui, fino alla settimana scorsa, i passaggi nello Stretto erano stati prevalentemente di navi iraniane, greche e cinesi, quasi tutte con il segnale satellitare Ais spento. Il Financial Times ha scritto che anche i governi di Italia e Francia hanno avviato trattative con Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma Roma e Parigi hanno smentito. Ora altri paesi, quelli asiatici in particolare che sono più dipendenti dai traffici provenienti dall’Iran, stanno tentando la strada negoziale. Per le Nazioni Unite la guerra in medio oriente potrebbe far raggiungere livelli di fame acuta da record Il World Food Programme delle Nazioni Unite ha avvertito che il numero totale di persone nel mondo che soffrono di fame acuta potrebbe raggiungere livelli record nel 2026 se l'escalation in medio oriente continuerà a destabilizzare l'economia mondiale. Una nuova analisi dell'agenzia dell'Onu, ha stimato che quasi 45 milioni di persone in più potrebbero trovarsi in una situazione di grave insicurezza alimentare se il conflitto non si concluderà entro la metà dell'anno e se i prezzi del petrolio rimarranno al di sopra dei 100 dollari al barile. Queste si aggiungerebbero ai 318 milioni di persone in tutto il mondo che già soffrono di insicurezza alimentare. Il blocco delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz e i crescenti rischi per il traffico marittimo nel Mar Rosso stanno già facendo aumentare i costi di energia, carburante e fertilizzanti, aggravando la fame anche al di fuori del medio oriente. Secondo il Wfp, i paesi dell'Africa subsahariana e dell'Asia sono i più vulnerabili a causa della dipendenza dalle importazioni di cibo e carburante. Le proiezioni indicano un aumento del 21 per cento delle persone che soffrono di insicurezza alimentare nell'Africa occidentale e centrale e del 17 per cento nell'Africa orientale e meridionale. Per l'Asia è previsto un aumento del 24 per cento. Il Sudan importa circa l'80 per cento del suo grano: un aumento del suo prezzo spingerà un numero ancora maggiore di famiglie nella fame. In Somalia, un paese già nel mezzo di una grave siccità, il prezzo di alcuni beni di prima necessità è aumentato di almeno il 20 per cento dall'inizio del conflitto, secondo quanto riportato dai media locali.
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