L'Europa unita è invincibile. Il discorso di Volodymyr Zelensky a Davos

22/01/2026 13:58 Il Foglio

Pubblichiamo il discorso che il presidente ucraino ha tenuto questo pomeriggio al World Economic Forum di Davos.    Cari amici, tutti hanno presente il grande film americano “Ricomincio da capo” con Bill Murray e Andie MacDowell. Ma nessuno vorrebbe vivere così – ripetendo ogni giorno la stessa storia per settimane, mesi, anni. Eppure è esattamente così che viviamo oggi. E’ la nostra vita. E ogni Forum come questo lo dimostra. Proprio qui a Davos, un anno fa, avevo concluso il mio intervento dicendo: “L’Europa deve sapere come difendersi”. E’ passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora nella stessa situazione, costretti a ripetere le stesse parole. Ma perché? La risposta non sta solo nelle minacce che già esistono o che potrebbero emergere. Ogni anno porta con sé qualcosa di nuovo – per l’Europa e per il mondo. Tutti hanno spostato la loro attenzione sulla Groenlandia. E’ chiaro: la maggior parte dei leader non sa che cosa fare. E sembra che tutti stiano solo aspettando che l’America “si raffreddi” sull’argomento, sperando che la questione svanisca. Ma se non svanisse? Cosa accadrà allora? Si è parlato molto delle proteste in Iran – ma sono state soffocate nel sangue. Il mondo non ha aiutato abbastanza il popolo iraniano, è vero, si è voltato dall’altra parte. In Europa era periodo di feste, Natale e Capodanno. Quando i politici sono tornati al lavoro per definire una posizione comune, l’ayatollah aveva già ucciso migliaia di persone. E cosa diventerà l’Iran dopo questo bagno di sangue? Se il regime sopravvive, il messaggio per ogni tiranno sarà chiaro: “Uccidi abbastanza persone e resterai al potere.” Chi, in Europa, vuole che quel messaggio diventi realtà? Eppure l’Europa non ha nemmeno provato a costruire una risposta autonoma. Guardiamo all’emisfero occidentale. Il presidente Trump ha guidato un’operazione in Venezuela. E Maduro è stato arrestato. Ci sono opinioni diverse, certo, ma resta un fatto: Maduro è sotto processo a New York. Sorry, ma Putin non lo è. Siamo al quarto anno della più grande guerra in Europa dalla Seconda guerra mondiale, e l’uomo che l’ha iniziata non soltanto è libero ma combatte ancora per riavere i suoi soldi congelati in Europa. E sapete una cosa? Sta avendo anche un certo successo. E’ la verità. E’ Putin che cerca di decidere come utilizzare i beni russi congelati – non chi avrebbe il potere di punirlo per questa guerra. Fortunatamente l’Unione europea ha deciso di congelare quegli asset a tempo indeterminato – e gliene sono grato: grazie Ursula, grazie António, grazie a tutti i leader che lo hanno reso possibile. Ma quando è arrivato il momento di usare quei fondi per difendersi dall’aggressione russa, la decisione è stata bloccata. Putin è riuscito a fermare l’Europa. Purtroppo. Un’altra cosa. Per via della posizione americana, ora si evita perfino di parlare della Corte penale internazionale. E’ comprensibile – è una posizione storica americana. Ma allo stesso tempo non c’è alcun vero progresso verso un Tribunale speciale per l’aggressione russa contro l’Ucraina. Abbiamo un accordo, è vero. Ci sono stati tanti incontri. Ma l’Europa non è arrivata nemmeno al punto di creare una sede, un luogo dove il Tribunale possa davvero lavorare. Cosa manca – il tempo o la volontà politica? Troppo spesso, in Europa, c’è sempre qualcosa di “più urgente” della giustizia. Oggi lavoriamo attivamente con i nostri partner sulle garanzie di sicurezza, e ne sono grato. Ma quelle valgono dopo la guerra, dopo il cessate il fuoco. Allora ci saranno contingenti, pattugliamenti congiunti, bandiere alleate sul suolo ucraino. E’ un ottimo passo, un segnale giusto: Regno Unito e Francia sono pronti a impegnare realmente le proprie forze sul terreno – e c’è già un primo accordo in tal senso. Grazie Keir, grazie Emmanuel, grazie a tutti i leader della nostra Coalizione. Stiamo facendo di tutto perché la Coalizione dei volenterosi diventi una Coalition of action. E tutti sono molto positivi, ma… c’è sempre un “ma”. Serve il sostegno di Trump. Ancora una volta: nessuna garanzia di sicurezza funziona senza gli Stati Uniti. Ma il cessate il fuoco stesso? Chi può farlo accadere? L’Europa ama discutere del futuro, ma evita di agire nel presente – nel presente che decide quale futuro avremo. Ecco il problema. Perché il presidente Trump può fermare le petroliere della flotta ombra e sequestrare il petrolio, mentre l’Europa no? Il petrolio russo naviga vicino alle coste europee: quel petrolio finanzia la guerra contro l’Ucraina, quel petrolio destabilizza l’Europa. Dunque il petrolio russo va fermato, confiscato e venduto a beneficio dell’Europa. Perché no? Se Putin non ha soldi, non può fare la guerra. Se l’Europa ha le risorse, può difendere i propri cittadini. Oggi, quelle petroliere fanno guadagnare Putin – e questo significa che la Russia continua a portare avanti la sua agenda malata. Lo ripeto: l’Europa ha bisogno di forze armate unite – forze capaci di difendere davvero l’Europa. Oggi l’Europa si affida alla speranza che, se arriverà il pericolo, la Nato agirà. Ma nessuno ha mai visto l’Alleanza davvero in azione. Se Putin decidesse di colpire la Lituania o la Polonia, chi risponderebbe? In questo momento, la Nato vive di fede – la fede che gli Stati Uniti interverranno. Ma se non lo facessero? Credetemi, questa domanda è nella mente di ogni leader europeo. Alcuni cercano di avvicinarsi a Trump – è vero. Altri aspettano, sperando che il problema scompaia. Altri ancora hanno iniziato ad agire – investendo nella produzione di armi, stringendo partenariati, ottenendo consenso per aumentare la spesa militare. Ma ricordiamolo: finché l’America non ha spinto l’Europa a spendere di più per la difesa, quasi nessun paese cercava di raggiungere il 5 per cento del pil – il minimo necessario per la sicurezza. L’Europa deve sapere come difendersi. E se mandate 30 o 40 soldati in Groenlandia, a cosa serve? Che messaggio dà a Putin? Alla Cina? E soprattutto: che messaggio manda alla Danimarca, il vostro alleato più diretto? O dichiarate che le basi europee proteggeranno davvero la regione da Russia e Cina – e le costruite – oppure rischiate di non essere presi sul serio. Perché 30 o 40 soldati non proteggono nulla. Noi sappiamo cosa fare. Se le navi russe solcano liberamente i mari intorno alla Groenlandia, l’Ucraina può aiutare – abbiamo l’esperienza e le armi per fare in modo che nessuna resti a galla. Possiamo affondarle lì come le affondiamo al largo della Crimea. Nessun problema: abbiamo gli strumenti e gli uomini. Ma se ci chiedessero di farlo, se fossimo nella Nato – e non lo siamo – quel problema non esisterebbe più. Sull’Iran, tutti aspettano di vedere cosa farà l’America. Il mondo non offre nulla; l’Europa non offre nulla e non vuole schierarsi con il popolo iraniano e la democrazia che esso reclama. Ma quando si rifiuta di aiutare chi lotta per la libertà, le conseguenze ritornano – sempre in modo negativo. La Bielorussia del 2020 è l’esempio. Nessuno ha aiutato quel popolo. E ora i missili russi Oreshnik sono schierati lì, a portata della maggior parte delle capitali europee. Non sarebbe accaduto se i bielorussi avessero vinto nel 2020. Abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora. Agite subito contro quei missili. I missili non sono mai solo decorazione. Eppure l’Europa resta in modalità Groenlandia: “Forse… un giorno… qualcuno farà qualcosa.” Lo stesso vale per il petrolio russo. Le sanzioni ci sono, sì. Il prezzo del greggio russo è sceso. Ma il flusso non si è fermato. E le aziende che finanziano la macchina da guerra di Putin continuano a operare. Nulla cambierà senza ulteriori sanzioni. Siamo grati per tutte le pressioni esercitate sull’aggressore, ma diciamolo chiaramente: l’Europa deve fare di più. Le sue sanzioni devono colpire i nemici con la stessa efficacia di quelle americane. Perché se l’Europa non è percepita come una forza globale, se le sue azioni non incutono timore ai malintenzionati, allora sarà sempre costretta a reagire, in ritardo, a nuove minacce. Vediamo tutti come le forze che vogliono distruggere l’Europa non perdono un solo giorno. Operano liberamente, anche dentro l’Europa. Ogni “Viktor” che vive del denaro europeo mentre svende gli interessi europei merita una lezione. E se si trova a suo agio a Mosca, non significa che dobbiamo permettere che le capitali europee diventino piccole Mosche. Ricordiamo cosa ci separa dalla Russia. La linea di conflitto più profonda è questa: la Russia combatte per svalutare la persona umana, per rendere possibile che un dittatore distrugga chi vuole. Ma questi dittatori devono perdere potere, non guadagnarlo. Per esempio: i missili russi vengono prodotti solo perché ci sono vie per aggirare le sanzioni. E’ la verità. Tutti vedono come la Russia cerchi ora di far congelare gli ucraini, di farli morire di freddo a –20 gradi. Ma la Russia non potrebbe costruire un solo missile balistico o da crociera senza componenti critici provenienti da altri paesi. E non parlo solo della Cina. Troppo spesso ci si nasconde dietro la scusa che “è la Cina ad aiutare la Russia”. Sì, è vero. Ma non è la sola. La Russia ottiene componenti da aziende in Europa, negli Stati Uniti, a Taiwan. Oggi molti investono nella stabilità intorno a Taiwan per evitare una guerra… Ma le aziende taiwanesi possono davvero continuare a fornire elettronica alla Russia? L’Europa non dice quasi nulla. L’America non dice nulla. E Putin continua a fabbricare missili. Ringrazio naturalmente ogni paese e ogni azienda che aiuta l’Ucraina a riparare il proprio sistema energetico. E’ un aiuto essenziale. Grazie a chi sostiene il programma Purl, grazie a chi ci aiuta ad acquistare missili Patriot. Ma non sarebbe più semplice e meno costoso tagliare la Russia dai componenti di cui ha bisogno per produrre missili? O, meglio ancora, distruggere direttamente le fabbriche che li producono? L’anno scorso abbiamo speso quasi tutto il tempo a discutere di armi a lunga gittata per l’Ucraina. Tutti dicevano che la soluzione era “a portata di mano”. Oggi nessuno ne parla più. Ma i missili e i droni Shahed russi sono ancora qui. E noi abbiamo ancora le coordinate esatte delle fabbriche che li costruiscono. Oggi colpiscono l’Ucraina. Domani, potrebbe essere qualsiasi paese della Nato. Eppure qui, in Europa, ci viene detto di non menzionare i Tomahawk – per non guastare l’umore agli americani. Ci dicono di non parlare dei missili Taurus. Quando si tratta della Turchia, ci dicono “non offendete la Grecia”. Quando si tratta della Grecia, “siate cauti con la Turchia”. In Europa ci sono discussioni infinite, omissioni, rivalità interne che impediscono di unirsi e parlare con sincerità, per trovare soluzioni reali. Troppo spesso gli europei si rivoltano gli uni contro gli altri – leader, partiti, movimenti, comunità – invece di unirsi per fermare la Russia, che porta la stessa distruzione a tutti. Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa resta un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze. Invece di guidare la difesa della libertà nel mondo, soprattutto quando l’attenzione americana si sposta altrove, l’Europa appare smarrita – intenta a cercare di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare idea. Ma lui non cambierà. Il presidente Trump ama sé stesso. E dice di amare l’Europa. Ma non ascolterà questa Europa. Uno dei problemi più grandi dell’Europa di oggi – anche se non se ne parla spesso – è la mentalità. Alcuni leader europei vengono dall’Europa, ma non sempre sono “per” l’Europa. E così l’Europa resta più una geografia, una storia, una tradizione – non una forza politica reale, non una grande potenza. Ci sono europei davvero forti, è vero. Ma molti dicono: “Dobbiamo restare forti”, aspettando che qualcun altro dica quanto a lungo. Preferibilmente – fino alle prossime elezioni. Ma non è così che agisce una grande potenza. I leader dicono: “Dobbiamo difendere gli interessi europei”. Ma sperano che qualcun altro lo faccia al posto loro. E quando parlano di valori, spesso intendono “beni di valore”. Tutti dicono: “Dobbiamo sostituire il vecchio ordine mondiale”. Ma dov’è la fila di leader pronti ad agire – ora, sulla terra, in aria, sul mare – per costruire un nuovo ordine globale? Il nuovo ordine mondiale non si costruisce con le parole. Solo l’azione crea un ordine reale. Oggi l’America ha lanciato il Board of Peace. L’Ucraina è stata invitata. Anche la Russia e la Bielorussia – benché la guerra non sia finita, non c’è nemmeno un cessate il fuoco. Avete visto chi ha aderito. Ognuno aveva le proprie ragioni. Ma ecco il punto: l’Europa non ha nemmeno una posizione unitaria sull’iniziativa americana. Forse questa sera, quando si riunirà il Consiglio europeo, decideranno qualcosa. Ma i documenti sono stati firmati stamattina. E forse stanotte decideranno anche qualcosa sulla Groenlandia. Ma ieri sera Mark Rutte ha parlato con il presidente Trump – grazie, Mark, per la tua produttività. L’America sta già cambiando posizione – ma nessuno sa ancora come. Le cose si muovono più velocemente di noi. Più velocemente dell’Europa. E allora: come può l’Europa tenere il passo? Cari amici, non dobbiamo degradarci a ruoli secondari – non quando abbiamo la possibilità di essere una grande potenza insieme. Non dobbiamo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze, condita con i nemici dell’Europa stessa. Quando è unita, l’Europa è davvero invincibile. E può – deve – essere una forza globale. Non una che reagisce in ritardo, ma una che definisce il futuro. Questo aiuterebbe tutti – dal medio oriente a ogni altra regione del mondo. Aiuterebbe la stessa Europa, perché le sfide che affrontiamo oggi sono sfide al nostro modo di vivere, al modo europeo di vivere, dove le persone contano, dove le nazioni contano. L’Europa può contribuire a costruire un mondo migliore. L’Europa deve costruire un mondo migliore. E un mondo senza guerra, naturalmente. Ma per questo serve forza. Serve agire insieme, e in tempo. E, più di tutto – serve il coraggio di agire. Oggi stiamo lavorando attivamente per trovare soluzioni – soluzioni vere. Abbiamo incontrato il presidente Trump, e i nostri team lavorano quasi ogni giorno insieme. Non è semplice. I documenti per porre fine alla guerra sono quasi pronti – quasi. E questo conta davvero. L’Ucraina lavora con onestà e determinazione. E questo porta risultati. Ora la Russia deve diventare pronta, pronta a porre fine a questa guerra, a fermare la propria aggressione. La pressione deve restare forte. E il sostegno all’Ucraina deve crescere ancora. I nostri precedenti incontri con il presidente degli Stati Uniti ci hanno portato sistemi di difesa aerea. Grazie anche agli europei che hanno contribuito. E oggi abbiamo parlato ancora della protezione dei cieli – che significa, naturalmente, protezione delle vite. Spero che l’America continui a restarci accanto. E l’Europa deve essere forte. L’Ucraina è pronta ad aiutare – in tutto ciò che serve per garantire la pace e prevenire la distruzione. Siamo pronti ad aiutare gli altri a diventare più forti di quanto siano oggi. Siamo pronti a far parte di un’Europa che conta davvero – un’Europa di potere reale, una grande potenza. Oggi abbiamo bisogno di quella forza per difendere la nostra indipendenza. Ma anche voi avete bisogno dell’indipendenza dell’Ucraina – perché domani potreste dover difendere il vostro stesso modo di vivere. E con l’Ucraina al vostro fianco, nessuno vi calpesterà. Avrete sempre un modo per agire – e agire in tempo. Questo è fondamentale: agire in tempo. Cari amici, oggi è uno degli ultimi giorni di Davos – ma non certo l’ultimo Davos. Su questo tutti concordano. Molti pensano che, in qualche modo, le cose si sistemeranno da sole. Ma non possiamo contare sul “qualche modo”. Per una sicurezza reale, la fede non basta – la fede in un partner, in un colpo di fortuna. Nessuna discussione intellettuale può fermare una guerra. Serve azione. L’ordine mondiale nasce dall’azione. E serve solo il coraggio di agire. Senza azione oggi, non c’è domani. Mettiamo fine a questo nostro “Ricomincio da capo. E sì – è possibile”. Grazie. Slava Ukraini!  

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