♦ I FATTI PRINCIPALI a cura di Alessandro Villari Gli Stati Uniti hanno richiesto "supporto specifico" all'Ucraina per contribuire alla protezione dai droni iraniani in medio oriente. Intanto in serata il presidente Zelensky e Giorgia Meloni hanno avuto un colloquio telefonico. In un'intervista ad Axios Trump ha dichiarato: "Devo essere coinvolto nella nomina del successore di Khamenei. Mojtaba è inaccettabile per me". Rutte a Retuters: "L'abbattimento di un missile balistico diretto in Turchia da parte delle difese aeree della Nato non costituisce un motivo immediato per attivare l'articolo 5". La Francia sente Italia e Grecia per coordinare gli aiuti militari a Cipro, mentre autorizza la presenza di aerei statunitensi in una base a Istres. Starmer invierà quattro jet Typhoon ed elicotteri militari Wildcat con capacità anti-droni. Si osservano le mosse delle forze curde iraniane filoamericane con base in Iraq, che potrebbero entrare in Iran creando un potenziale nuovo fronte. L'Iran ha colpito una petroliera statunitense nel Golfo persico settentrionale in risposta all'attacco del sottomarino americano che ha colpito una nave da guerra iraniana a largo dello Sri Lanka, la IRIS Dena. L'Iran nega di aver lanciato un missile contro la Turchia ieri. Il missile è stato intercettato dalle difese Nato sopra i cieli turchi. Il sospetto è che fosse diretto a Cipro. Intanto, continua l'offensiva di Israele nel sud del Libano e a Teheran, mentre l'Arabia Saudita fa sapere di aver abbattuto diversi droni che volavano sui suoi cieli e l'Iran ha lanciato dei droni contro l'Azerbaijan. Esplosioni sono state registrate nelle capitali del Qatar e del Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. Gli Stati Uniti hanno chiesto "supporto specifico" all'Ucraina per la protezione dai droni iraniani Sui suoi social, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che gli Stati Uniti hanno richiesto "supporto specifico" al suo paese per contribuire alla protezione dai droni iraniani in medio oriente: "Ho dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e garantire la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta. L'Ucraina aiuta i partner che contribuiscono a garantire la nostra sicurezza e a proteggere la vita della nostra gente". E ha concluso il posto scrivendo: "Gloria all'Ucraina!". Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, la produzione di armi, e soprattutto di droni, a Kyiv è diventata tanto grande che ora il paese di Zelensky può permettersi di portarla fuori, offrire le sue capacità ai paesi alleati, esportare le attrezzature militari in eccedenza e spendere i profitti in altre tipologie di armi di cui il paese ha bisogno. Da metà febbraio di quest'anno in tutta Europa ci sono circa dieci centri che esportano droni. I paesi che hanno scelto di ospitare le catene di produzione e di centri per le esportazioni non lo hanno fatto soltanto per aiutare Kyiv, ma anche per recuperare un ritardo problematico. E ora anche gli Stati Uniti chiedono aiuto a Kyiv. Ma in serata il presidente ucraino ha sentito al telefono anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un colloquio che, spiega una nota di Palazzo Chigi, "ha permesso un approfondito scambio di vedute sullo stato di avanzamento del processo per il raggiungimento di una pace giusta e duratura per l’Ucraina e sui prossimi passi da compiere, anche alla luce degli attuali sviluppi della crisi in medio oriente". Inoltre i due leader hanno ribadito "quanto, soprattutto in questa fase, sia indispensabile l’unità di vedute tra partner europei e americani e il riconoscimento del contributo europeo al processo di pace, il cui esito tocca interessi europei fondamentali ed è determinante per la stabilità e sicurezza del continente". Zelensky ha colto l’occasione "per ringraziare nuovamente l’Italia per l’invio di forniture di emergenza a sostegno del settore energetico ucraino", mentre Meloni ha rinnovato "la vicinanza dell’Italia alla nazione ucraina, assicurando che l’Italia manterrà un ruolo di primo piano nel percorso di ricostruzione del paese". Trump: "Devo essere coinvolto nella nomina del successore di Khamenei” Nel sesto giorno di guerra, Donald Trump mette in chiaro che non vuole essere tenuto da parte quando si deciderà chi dovrà prendere il posto di Khamenei come nuova Guida suprema dell'Iran: "Mojtaba Khamenei è molto probabilmente il successore, ma il figlio di Khamenei è inaccettabile per me. Stanno perdendo tempo. Mojtaba è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come è successo con Delcy Rodriguez in Venezuela". Il presidente americano in sostanza rifiuta di accettare un nuovo leader che continui le politiche della Guida suprema morta a 86 anni negli attacchi del 28 febbraio e cita l'esempio dell'attuale presidente del Venezuela che ha preso il posto di Nicolás Maduro, catturato e portato negli Stati Uniti a inizio gennaio: "Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran". Dopo la sua uccisione, Teheran ha fatto di tutto per dimostrare che la scomparsa dell'ayatollah non avrebbe cambiato nulla nel regime, tant'è che Mohammad Mokhber, membro del Consiglio per il Discernimento delle Opportunità, ha rassicurato che il conflitto può pure proseguire “a tempo indeterminato”. Mercoledì i pasdaran hanno reso noto che è stata individuata una rosa di candidati per la successione, ma che il prescelto non è ancora stato nominato. Il più accreditato sembrerebbe essere quindi il secondogenito di Alì Khamenei - i cui funerali di stato "in considerazione dell'affluenza senza precedenti di partecipanti" sono stati rinviati. Mojtaba, 56 anni, è considerato da tempo il più influente tra i figli dell'ayatollah: è un religioso e politico con solidi legami con le forze di sicurezza, in particolare i Pasdaran. Sulla successione è intervenuto anche Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, che vive in esilio dal 1979 e che si è proposto per guidare la transizione in Iran. Pahlavi ha pubblicato su X un video in cui, rivolgendosi agli iraniani, ha ribadito che "qualsiasi tentativo di nominare un suo successore è destinato a fallire. Chiunque venga presentato, che sia Mojtaba o Hassan, mancherà di legittimità e sarà considerato complice del sanguinoso passato di questo regime e dei suoi leader criminali". Ha poi chiesto a tutti gli ex funzionari e agli attuali funzionari della Repubblica Islamica "le cui mani non sono macchiate del sangue della nazione: rispettate la volontà del popolo. Consegnate il potere immediatamente e senza violenza; dichiarate la vostra fedeltà alla Rivoluzione del Leone e del Sole della nazione e contribuite alla transizione stabile e sicura dell'Iran verso un governo nazionale democraticamente eletto". Macron sente Meloni e Mitsotakis: le risposte europee alla guerra in medio oriente La Gran Bretagna invierà quattro aerei da combattimento in Qatar In una conferenza stampa il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che invierà quattro aerei da combattimento jet Typhoon in Qatar per "rafforzare le nostre operazioni difensive" nella regione, mentre domani manderà a Cipro elicotteri militari Wildcat con capacità anti-droni. Il premier ha detto che la resistenza a sostenere l'attacco iniziale di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, scelta che non era piaciuta per niente a Trump, è cambiata "quando l'Iran ha iniziato ad attaccare i paesi del Golfo e la regione più ampia". Nelle intenzioni del primo ministro non partecipare all'intervento americano avrebbe garantito "una leadership calma e equilibrata nell'interesse nazionale", mantenendo la "forza di restare saldi sui nostri valori e sui nostri principi, nonostante le pressioni che ci spingono a fare altrimenti". Ma alla fine ha deciso di dare il suo contributo: Starmer ha anche detto che il segretario alla Difesa è attualmente a Cipro, per coordinare il nostro lavoro e incontrare i nostri coraggiosi militari. "Stiamo schierando la HMS Dragon nel Mediterraneo e abbiamo permesso agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche per condurre operazioni difensive, per neutralizzare i missili iraniani prima che vengano lanciati contro il nostro popolo e i nostri alleati. Manterremo questo scudo sul popolo britannico nella regione e sui nostri alleati", ha aggiunto il primo ministro che ha ricordato come la Gran Bretagna è in uno "stato di massima prontezza" per il conflitto in Iran da gennaio. "Abbiamo iniziato il pre-dispiegamento nella regione a gennaio e febbraio, in particolare a Cipro e in Qatar, con aerei da combattimento, missili di difesa aerea, radar avanzati e sistemi anti-drone", ha affermato. "Lo abbiamo fatto in collaborazione con gli Stati Uniti e i nostri alleati". La Francia autorizza la presenza di aerei Usa nella sua base a Istres Una portavoce dello Stato maggiore francese ha detto all'Afp che la Francia ha autorizzato la presenza di aerei statunitensi nel suo territorio nazionale, precisando che la sola base interessata sarà quella di Istres: "Tenuto conto del contesto, la Francia ha preteso che gli aerei interessati non partecipino in alcun modo alle operazioni condotte dagli Usa in Iran, ma siano utilizzati strettamente per l'appoggio alla difesa dei nostri partner nella regione". Il presidente francese Emmanuel Macron ha poi fatto sapere di aver avuto un colloquio telefonico con la premier italiana Giorgia Meloni e l'omologo greco Kyriakos Mitsotakis. "Si sono accordati per coordinare l'invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e a lavorare di concerto in vista di garantire la libera di navigazione nel Mar rosso", ha spiegato l'Eliseo. L'Italia dice sì alla difesa aerea per i paesi del Golfo e Cipro A proposito di basi militari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa mattina, parlando a Rtl102.5, ha ricordato che l'Italia ne ha concesso tre "agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati. Secondo quegli accordi ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, sarebbe a dire, operazioni di non bombardamento, se ci vogliamo intendere". Nella successiva telefonata con Macron, Meloni ha anche ribadito "il comune impegno per sostenere le nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano, concordando di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi". Sempre in mattinata i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, hanno tenuto un'informativa alla Camera per spiegare le mosse dell'Italia davanti alla crisi internazionale. "Dobbiamo rivalutare i nostri assetti nella regione - ha detto il titolare della Difesa che ieri si è recato al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica per parlare dell'attuale crisi internazionale - e rispondere alle richieste dei paesi amici in difficoltà. Intendiamo dispiegare un dispositivo multi dominio in medio oriente, con sistemi di difesa aerea anti drone e antimissilistica". Crosetto ha poi sottolineato: "Porteremo assieme a spagnoli e francesi un aiuto navale a Cipro". Riguardo alle basi militari, il titolare della Difesa ha detto che, al momento, "non c'è un tema di uso di basi da concedere" perché "non è arrivata alcuna richiesta di utilizzo delle basi Usa in Italia relativa a scenari diversi e al di fuori del perimentro logistico e di addestramento di velivoli non destinati al combattimento. Qualora dovesse emergere una richiesta torneremo in Parlamento". La Spagna si schiera contro la campagna militare americana A differenza della Francia, la Spagna si è schierata apertamente contro la campagna militare americana: infatti il primo ministro Pedro Sánchez ha vietato l'utilizzo delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro l'Iran. Una decisione che ha fatto infuriare l'inquilino della Casa Bianca che ha ordinato al segretario al Tesoro di recidere tutti i rapporti commerciali con il paese: "Taglieremo tutti i commerci con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna". Sánchez però, invece di arretrare, ha raddoppiato la dose di retorica anti Trump e, in un discorso alla nazione, ha dichiarato: “La posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: no alla guerra. Siano contrari alla violazione del diritto internazionale, a rassegnarsi al fatto che il mondo può risolvere i propri problemi solo con le bombe, a ripetere gli errori del passato”. Per poi lanciare una sfida al tycoon: “Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni”. Sei attacchi aerei contro il Libano da parte di Israele. L'Idf: "Evacuate immediatamente le vostre case" Non si sono mai fermati gli attacchi israeliani contro il Libano: nella sola giornata di oggi la periferia sud di Beirut, dove detiene il controllo il gruppo militante Hezbollah, è stata colpita da almeno sei attacchi aerei. Da lunedì, giorno in cui Tel Aviv ha lanciato il suo attacco sul Libano, secondo una dichiarazione del ministero della Salute libanese, sarebbero state uccise almeno 100 persone, mentre oltre 500 dovrebbero essere quelle ferite. Il primo ministro libanese Nawaf Salam sta adottando misure per "impedire qualsiasi attività militare o di sicurezza da parte dei membri del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica all'interno del Libano, in preparazione della loro deportazione", ha dichiarato il ministro dell'Informazione Paul Morcos, all'agenzia di stampa statale Nna. Per adesso non ha specificato quali saranno queste misure, e non è chiaro quale sia la natura della presenza a Beirut del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L'esercito israeliano ha invitato i residenti a fuggire dalla periferia sud di Beirut, e in particolare dal quartiere Dahiya dove detiene il controllo il gruppo militante Hezbollah e dove, secondo le stime delle Nazioni Unite, vive quasi mezzo milione di persone, ordinando loro di dirigersi verso nord. In un comunicato infatti ha affermato: "Salvate le vostre vite ed evacuate immediatamente le vostre case. Vi informeremo quando sarà sicuro tornare a casa". All'annuncio del comunicato, la United nations interim force in Lebanon (Unifil) ha fatto sapere che "prende atto con grave preoccupazione" della situazione e in un post su X ha scritto: "L'Unifil ha inoltre osservato nuovi lanci di razzi e missili dal territorio libanese verso Israele, in violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza. All'interno dell'area operativa, oggi le forze di pace hanno osservato diversi movimenti e attività militari dell'Idf. Tutto ciò avviene mentre continuano i raid aerei israeliani e altre attività aeree". E ha aggiunto: "Queste azioni non solo violano la risoluzione 1701, ma anche la sovranità e l'integrità territoriale del Libano" ribadendo "il suo appello a tutti gli attori affinché esercitino la massima moderazione e raddoppino gli sforzi per evitare che la situazione attuale sfugga al controllo". Rutte: "No articolo 5 dopo incidente in Turchia". E la Nato convoca il consiglio "L'abbattimento di un missile balistico diretto in Turchia da parte delle difese aeree della Nato non costituisce un motivo immediato per attivare la clausola di difesa reciproca dell'articolo 5 dell'alleanza", ha dichiarato a Reuters il segretario generale dell'Alleanza atlantica Mark Rutte. Ha inoltre dichiarato che la Nato ha sostenuto la campagna militare Usa-Israele, affermando che l'Iran era "vicino a diventare una minaccia anche per l'Europa" e ribadendo però che non c'è motivo di attivare l'Articolo 5: "La cosa più importante è che i nostri avversari ieri hanno visto che la Nato è così forte e così vigile, ancora più vigile, se possibile, da sabato". Intanto è stato annunciato che oggi si riunirà il Consiglio Atlantico, che sarà incentrato sulla capacità difensive missilistiche dell'Alleanza dopo l'episodio del missile iraniano diretto in Turchia. I pasdaran rivendicano l'attacco alla petroliera americana I Guardiani della Rivoluzione, i pasdaran, hanno rivendicato di aver colpito una petroliera americana nel Golfo persico settentrionale. Non è ancora chiaro se si tratta della stessa imbarcazione di cui ieri la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto) aveva dato notizia. La Uktmo aveva segnalato infatti un incidente avvenuto 30 miglia nautiche a sud-est del Kuwait: "Il comandante di una nave cisterna all'ancora riferisce di aver assistito e sentito una forte esplosione sul lato sinistro della nave e di aver poi visto una piccola imbarcazione allontanarsi dalla zona", riporta l'agenzia britannica. In un primo momento si è pensato che il liquido riversato nell'acqua fosse petrolio "proveniente da una cisterna di carico che potrebbe avere un impatto ambientale". Ma, dopo alcuni accertamenti, la stessa Uktmo ha scoperto che si tratterebbe di acqua di zavorra, imprescindibile per la sicurezza della navigazione in quanto conferisce stabilità alla nave, ma contenente microrganismi acquatici nocivi e patogeni e sedimenti del luogo di imbarco. Dove la zavorra viene scaricata c'è un forte rischio di compromettere la salute umana e la biodiversità. "La nave - continua l'agenzia britannica - ha imbarcato acqua, non sono stati segnalati incendi e l'equipaggio è sano e salvo. Le autorità stanno indagando". Qualche ora prima, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva accusato gli Stati Uniti di aver commesso un'"atrocità in mare". Le parole del ministro si riferiscono alla fregata iraniana, con a bordo 180 membri dell'equipaggio, che ieri è stata affondata con un siluro lanciato, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, da un sottomarino americano al largo della costa di Galle, nella parte meridionale dello Sri Lanka. L'attacco, secondo il viceministro degli Esteri dello Sri Lanka, ha causato la morte di almeno 80 persone e ne ha ferite 32. La nave da guerra, l'Iris Dena, aveva da poco partecipato a un'esercitazione navale ospitata dall'India dal 14 al 25 febbraio. Stava navigando al di fuori delle acque territoriali dello Sri Lanka quando ha inviato un segnale di soccorso alle 5:08 ora locale, ha dichiarato il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Vijitha Herath, al Parlamento del paese. Il giorno dopo l'attacco americano il presidente dello Sri Lanka Anura Dissanayake, in una dichiarazione pubblica in televisione, ha affermato che una seconda nave militare iraniana, l'Irins Bushehr, ha chiesto al governo di poter attraccare in uno dei porti del paese. Le autorità srilankesi hanno deciso di portare le 208 persone a bordo della nave nella capitale Colombo e di prendere in custodia la nave a Trincomalee, uno dei porti commerciali più trafficati al mondo. Droni iraniani hanno colpito l'Azerbaijan Secondo quanto scrive Reuters, droni iraniani hanno colpito l'Azerbaigian. Dalle prime ricostruizioni non è chiaro quanti missili e droni siano caduti nella zona. Uno è stato abbattuto dall'esercito azero e un altro ha colpito infrastrutture civili, un terzo ha colpito il terminal dell'aeroporto nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, mentre il quarto è caduto nei pressi di un edificio scolastico nel villaggio di Shakarabad. Il ministero degli Esteri azero ha dichiarato di aver convocato l'ambasciatore iraniano Mojtaba Demirchilou per trasmettere "una forte protesta". Il ministro degli Esteri ha poi aggiunto: "Questo attacco contro il territorio della Repubblica dell'Azerbaijan costituisce una violazione delle norme e dei principi del diritto internazionale e contribuisce ad aumentare le tensioni nella regione. Chiediamo alla Repubblica islamica dell'Iran di fornire, nel più breve tempo possibile, una spiegazione chiara in merito al caso, di condurre un'indagine appropriata e di adottare le misure urgenti necessarie per garantire che tali attacchi non si ripetano in futuro". E ha concluso il messaggio lanciando un avvertimento: "La parte azera si riserva il diritto di adottare misure di risposta appropriate". Il presidente azero Ilham Aliyev ha dichiarato durante una riunione del Consiglio di sicurezza: "Non tollereremo questo atto di terrore e aggressione immotivato contro l'Azerbaijan. Le nostre forze armate hanno ricevuto istruzioni di preparare e attuare misure di ritorsione appropriate". "Siamo pronti a dimostrare la nostra forza contro qualsiasi forza ostile, e l'Iran non dovrebbe dimenticarlo", ha affermato. Eppure le forze armate iraniane hanno negato di aver lanciato droni contro l'Azerbaijan accusando Israele di aver lanciato gli attacchi "per interrompere le relazioni tra i paesi musulmani", senza fornire alcuna prova.
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