Parigi. E’ il 10 gennaio 2026 e sul suo social X, Elon Musk pubblica l’ennesimo post incendiario: “Perché il governo britannico è fascista?”. Il giorno dopo, un account con soli 37 mila follower, French Response, pubblica una foto risalente al 20 gennaio 2025 in cui il patron di Space X sembra fare un saluto nazista. Dietro quel post, che ha raccolto rapidamente 8 milioni di like, non si celava un utente qualsiasi, bensì il ministero degli Esteri francese. “Dinanzi alla brutalizzazione dello spazio informativo e alla moltiplicazione degli attacchi nei nostri confronti sui social, lo scorso settembre abbiamo deciso col ministro (Jean-Noël Barrot, ndr) di lanciare un account ufficiale per difendere la Francia e promuovere allo stesso tempo la sua azione diplomatica, ma adattando il linguaggio alla piattaforma in cui ci troviamo. E’ un profilo per far capire ai nemici della Francia che il tempo in cui ci potevano attaccare senza risposta è finito”, spiega al Foglio una fonte del Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese. Concepito come uno strumento complementare alla comunicazione istituzionale, spesso incapace di reagire in maniera efficace agli attacchi e alle fake news che inondano i social, French Response riprende i codici di Internet per tracciare delle linee rosse nello spazio informativo e ridicolizzare i nemici della Francia sui social: ironia e causticità come armi della nuova force de frappe digitale francese. “I toni che utilizziamo non sono quelli a cui il resto del mondo diplomatico è abituato. E’ una nuova grammatica e lo rivendichiamo”, prosegue la fonte del Quai d’Orsay. L’account è stato lanciato a settembre e si iscrive sulla scia della strategia di comunicazione offensiva che l’Eliseo ha adottato negli ultimi mesi dinanzi alla proliferazione di fake news e all’intensificazione della guerra dell’informazione condotta dalla Russia. Tra gli ultimi messaggi di French Response c’è quello in risposta al segretario di stato americano Marco Rubio, che ha invitato l’Europa a “disfarsi della cultura che ha creato negli ultimi dieci anni”. Il profilo del Quai d’Orsay ha pubblicato una tabella comparativa tra Europa e Stati Uniti con vari indicatori come quelli riguardanti il tasso di omicidi o la speranza di vita: tutti settori in cui l’Europa è in condizioni migliori rispetto a quelle statunitensi. French Response ha anche risposto con ironia a un troll statunitense con quattro milioni di followers secondo il quale per gli Stati Uniti conquistare la Francia sarebbe una “formalità”. “Informazione dell’ultimo minuto. La Statua della Libertà sarebbe stata vista mentre stava attraversando l’Atlantico a nuoto”. Le risposte taglienti di French Response non hanno un bersaglio preciso, ma scorrendo il profilo sono soprattutto i russi e la sfera Maga a essere presi di mira. “French Response è solo la punta dell’iceberg della nostra gamma di strumenti” per frenare i contenuti ostili alla Francia, ha detto ieri all’Afp Pascal Confavreux, portavoce del Quai d’Orsay, sottolineando che il profilo si inserisce in un progetto più vasto di lotta alla disinformazione a cui il paese e il suo presidente, Emmanuel Macron, sono particolarmente esposti. “Per parafrasare un autore italiano (Giuliano da Empoli, ndr), siamo nell’‘ora dei predatori’”, disse Anne-Marie Descôtes, segretaria generale del ministero degli Esteri, nel suo discorso di lancio di French Response. E aggiunse: “In questo mondo di predatori, se siamo deboli, appariamo come prede. Per essere liberi, bisogna essere temuti”.
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