Parigi. Laurent Vinatier, il politologo francese accusato di spionaggio e imprigionato in Russia da un anno e mezzo, è stato liberato. Ha beneficiato di uno scambio di prigionieri con il cestista russo Daniil Kasatkin, detenuto in Francia dallo scorso giugno e minacciato di estradizione negli Stati Uniti, anch’egli liberato dalle autorità francesi e già volato a Mosca. L’Fsb, nel suo comunicato, parla di “grazia” concessa al cittadino francese da parte del presidente russo Vladimir Putin. L’annuncio della liberazione dopo 581 giorni di carcere è giunto all’indomani del Natale ortodosso, momento tradizionalmente propizio per le grazie presidenziali. Secondo fonti del Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, Vinatier è atterrato oggi a Parigi ed è stato accolto assieme ai suoi genitori dal capo della diplomazia Jean-Noël Barrot. “Il nostro connazionale Laurent Vinatier è libero ed è tornato in Francia”, ha dichiarato su X il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che “condivide il sollievo della sua famiglia e dei suoi cari”. Poco dopo l’annuncio, l’Fsb ha diffuso un video della liberazione di Vinatier, in cui si vede il ricercatore uscire sotto la neve dalla prigione di Lefortovo, a nord-est di Mosca, essere trasportato sul sedile posteriore di un’auto e salire a bordo di un piccolo aereo. Frédéric Bélot, avvocato di Vinatier e, fatto assai sorprendente, anche di Daniil Kasatkin, ha manifestato a sua volta la sua gioia per la scarcerazione del suo assistito francese. “È un immenso sollievo. Siamo estremamente felici che sia stato rilasciato per il Natale ortodosso”, ha detto al Figaro. Politologo specializzato nei territori post sovietici e ricercatore di Sciences Po (con una tesi sul conflitto in Cecenia), Vinatier, 49 anni, lavorava in Russia per il Centro per il dialogo umanitario, un’ong svizzera con sede a Ginevra specializzata nella diplomazia privata e impegnata in missioni di mediazione in conflitti al di fuori dei canali ufficiali, in particolare per quanto riguarda l’Ucraina. Arrestato nel giugno 2024 dall’Fsb, nell’ottobre dello stesso anno è stato condannato a tre anni di reclusione per questioni amministrative: non si era registrato nell’elenco degli “agenti stranieri” prima di richiedere l’accesso ad alcune informazioni militari. All’epoca non aveva contestato i fatti e aveva presentato le sue scuse a Mosca “per non aver rispettato le sue leggi”. Nell’agosto dello scorso anno la sua situazione si era aggravata, con accuse di spionaggio per le quali rischiava fino a 20 anni di prigione, ma a fine dicembre, a sorpresa, si è aperto uno spiraglio. Sollecitato da un giornalista francese durante la tradizionale conferenza annuale, Putin aveva affermato di “non sapere nulla” sul caso del ricercatore, promettendo tuttavia di informarsi. “E se ci sarà anche la minima possibilità di risolvere questa questione in modo positivo, qualora la legge russa lo consentisse, faremo tutto il possibile”, aveva aggiunto. Pochi giorni dopo, era arrivata l’ufficializzazione da parte di Mosca di una proposta alla Francia. “Ci sono stati contatti appropriati tra la nostra parte e i francesi ed è stata sottoposta un’offerta in merito a Vinatier. La palla è ora nel campo della Francia”, aveva dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. L’accelerazione, legata anche alla recente apertura diplomatica di Macron a Putin sul dossier ucraino, alla volontà del presidente francese di riprendere il dialogo con il suo omologo russo, si è concretizzata in questi giorni, seppur al prezzo di uno scambio di prigionieri. Dall’inizio dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, Mosca ha arrestato diversi cittadini occidentali per vari motivi, tra cui “spionaggio”, e ha proceduto a scambi di prigionieri con gli Stati Uniti. Che sono coinvolti anche nel dossier di Daniil Kasatkin. L’atleta russo era stato arrestato all’aeroporto di Parigi-Charles-de-Gaulle il 21 giugno su richiesta di Washington, che lo sospettava di appartenere a una rete di pirati informatici che avevano utilizzato ransomware contro più di 900 aziende e istituzioni federali americane tra il 2020 e il 2022. Kasatkin ha sempre negato le accuse. “Non ho alcun legame” con questo caso, aveva affermato il cestista davanti alla giustizia francese. E secondo il suo avvocato non ha alcuna competenza informatica. “Non è nemmeno in grado di installare un’applicazione. Ha comprato un computer di seconda mano. Non ha fatto assolutamente nulla. È completamente all’oscuro di tutto. Non ha toccato nulla nel computer: o è stato hackerato, oppure l’hacker glielo ha venduto per agire sotto le spoglie di un’altra persona”, aveva dichiarato il suo avvocato, Frédéric Bélot. A fine ottobre, la giustizia francese aveva dato parere favorevole alla sua estradizione negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo Bélot, il primo ministro francese Sébastien Lecornu non ha mai firmato il documento di estradizione. Kasatkin, liberato mercoledì, è ora in Russia
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