Meloni sente Starmer, Macron e Merz. Trump: "L'Iran si deve arrendere"

06/03/2026 07:32 Il Foglio

♦ I FATTI PRINCIPALI - Giorno 7 Nella notte tra giovedì e venerdì una nuova ondata di raid ha colpito Teheran. Lo stretto di Hormuz è quasi paralizzato: nelle ultime 24 ore si sono contati appena due transiti commerciali. Gli Emirati Arabi studiano il congelamento dei miliardi di dollari di asset iraniani depositati nel paese, mossa che priverebbe l'Iran del suo principale canale di accesso all'economia globale. A Londra la polizia metropolitana ha arrestato quattro persone nell'ambito di un'indagine antiterrorismo: sospettati di aver condotto attività di sorveglianza per conto dei servizi iraniani contro la comunità ebraica britannica. In Italia, il dibattito politico si concentra sull'eventuale utilizzo delle basi americane sul suolo nazionale.     L’Italia prepara la fregata Martinengo a difesa di Cipro. Starmer sente Meloni, Macron e Merz  Sarà la fregata missilistica “Federico Martinengo” la nave della Marina militare italiana indicata per la difesa di Cipro. Un’operazione che si svolgerà in coordinamento tra Italia, Spagna, Francia e Olanda. Lo scorso anno la Martinengo ha concluso il suo impegno nella missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, rientrando alla base navale di Taranto dopo aver protetto il traffico mercantile dalle minacce Houthi. Intanto l’ufficio di Keir Starmer ha fatto sapere che il premier britannico ha parlato con la premier italiana Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Tutti “hanno convenuto che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno fondamentali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare”, afferma Downing Street. I quattro leader hanno poi congiuntamente condannato gli attacchi iraniani. La nota del premier inglese arriva il giorno dopo la chiamata tra Meloni e Macron, nella quale la premier lanciava un appello di unità europea per fronteggiare la crisi internazionale con un messaggio chiaro: “L'Europa rischia di essere ininfluente se si divide”. Tramite una nota Palazzo Chigi ha fatto sapere che la presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dove ha avuto modo di esprimere la sua “solidarietà” dopo “l’ingiustificabile attacco missilistico di cui è stata oggetto” la Turchia. "I due Presidenti hanno quindi avuto uno scambio sull'evoluzione della situazione regionale - si legge ancora nel testo - anche sulla base dei contatti tenuti negli scorsi giorni dal Presidente Meloni con i diversi attori mediorientali e sull'impatto a livello globale della crisi. I due leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto".      Maersk sospende le rotte Europa-Golfo e Golfo-estremo oriente “A seguito della nostra ultima valutazione dei rischi e considerando l’escalation del conflitto che sta compromettendo la sicurezza della navigazione nella regione del Golfo, abbiamo deciso di sospendere temporaneamente il servizio FM1 (che collega l'Estremo Oriente al Medio Oriente) e il servizio ME11 (che collega il Medio Oriente all'Europa)”, scrive nell’ultimo bollettino il gigante danese dello shipping Maersk. “La decisione – si legge - è stata presa come misura precauzionale per garantire la sicurezza del nostro personale e delle nostre navi, riducendo al minimo le interruzioni operative nella nostra rete più ampia”. Una scelta che arriva in piena crisi energetica mondiale a causa della quasi completa paralisi dello Stretto di Hormuz, dove passa ogni giorno un quinto del petrolio globale e che oggi, stando a quanto dice il Joint Marine Information Center, ha registrato solo due traffici commerciali confermati. Maersk è la seconda compagnia del mondo per quanto riguarda il trasporto dei container a livello globale, superata solo nel 2022 da Msc (Mediterranean Shipping Company). A fine 2024, Msc controllava il 20,2 per cento della flotta mondiale mentre Maersk il 14,3 per cento   Israele ordina l'evacuazione dell'area del sito nucleare di Fordo L'esercito israeliano ha emesso venerdì un'allerta di evacuazione per un'area industriale nella regione di Qom, a circa sedici chilometri dal sito nucleare di Fordo, un impianto di arricchimento dell'uranio costruito in profondità nella roccia per resistere ai bombardamenti, considerato centrale nel programma nucleare iraniano. L'avviso, pubblicato sull'account social in lingua persiana dell'esercito israeliano, invitava i civili ad "abbandonare immediatamente" la zona. Fordo era già stato attaccato a giugno, durante la guerra dei dodici giorni, quando bombardieri americani B-2 avevano sganciato bombe anti-bunker nel tentativo di penetrare la struttura. Dall'inizio dell'attuale conflitto non risultano attacchi confermati al sito. La regione di Qom è stata finora relativamente risparmiata rispetto a Teheran e all'Iran occidentale. La città è uno dei centri religiosi più importanti dell'islam sciita, sede dei principali seminari iraniani e del santuario di Fatima Masoumeh, meta di pellegrinaggi. Nel 2023 gli ispettori nucleari dell'Onu avevano rilevato a Fordo uranio arricchito a livelli prossimi a quelli necessari per la produzione di un'arma.      Trump lancia il "MIGA" ma per la Casa Bianca è emergenza energia “Renderemo l’Iran di nuovo grande”, scrive Donald Trump sul suo social network Truth, lanciando una nuova versione del suo slogan Make America Great Again (MAGA). “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran”, si legge ancora nel post. “Dopo la resa incondizionata e dopo la selezioni di un leader grande e accettabile, noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati lavoreremo instancabilmente per salvare l'Iran dall'orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai". Ma il tempismo della richiesta del tycoon di una resa incondizionata non è casuale: Trump ha pubblicato questo post solo dopo che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che alcuni paesi avevano avviato degli "sforzi di mediazione", come li ha definiti lui. Tanto che solo domenica scorsa il presidente americano aveva dichiarato a The Atlantic di aver accettato di parlare con il regime iraniano per trovare una soluzione al conflitto. In ogni caso, Pezeshkian non ha specificato chi fosse coinvolto in questi "sforzi". Successivamente - secondo alcuni funzionari - il ministero dell'inteligence iraniano ha contattato la Cia per discutere le condizioni per porre fine alla guerra. Alla domanda di una giornalista della CNN sulla possibilità che il successore di Khamenei — che era al tempo stesso guida politica e religiosa suprema degli sciiti — possa essere un'altra figura di carattere prettamente religioso, Trump ha risposto che non ha "nulla contro i leader religiosi. Ho a che fare con molti leader religiosi e sono fantastici". Il presidente americano ha però aggiunto che il nuovo capo dell'Iran "deve essere qualcuno che sia giusto ed equo, che faccia un grande lavoro, che tratti bene gli Stati Uniti e Israele, e che tratti bene anche gli altri paesi del medio oriente. Sono tutti partner".   Ma i problemi per il tycoon arrivano proprio dagli Stati Uniti, dove si respira un clima di forte tensione per l’impennata dei prezzi dell’energia dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, dove passa un quinto del petrolio mondiale. Susie Wiles, capo staff di Trump, ha chiesto misure urgenti per far scendere i prezzi del gas, mettendo sotto pressione anche il segretario all’Energia Chris Wright e altri funzionari. L'amministratore delegato di United Airlines, Scott Kirby, ha dichiarato che il prezzo del carburante per jet — uno dei maggiori costi operativi per le compagnie aeree — è aumentato del 58 per cento rispetto a prima dell'inizio della guerra. Di conseguenza, Kirby ha avvertito che i prezzi dei biglietti potrebbero presto iniziare a salire. Mentre il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è già aumentato di undici centesimi al giorno, raggiungendo 3,11 dollari al gallone. Un rialzo che non si registrava dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. E ora le opzioni sul tavolo dell’amministrazione americana scarseggiano: “La Casa Bianca sta cercando ovunque idee per abbassare i prezzi dell’energia, in particolare quelli della benzina”, ha dichiarato un dirigente del settore a Politico. Per la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, invece, si tratta solo di un "pettegolezzo sensazionalistico e non verificato". Una delle soluzioni esaminate prevederebbe una sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina o un intervento sul campo per difendere le infrastrutture petrolifere negli stati del Golfo.       Lo Stretto di Hormuz è quasi paralizzato Il traffico commerciale nello stretto di Hormuz, dove transita normalmente circa un quinto del greggio e del gas naturale scambiati a livello mondiale, si è quasi fermato dopo l’inizio del conflitto tra Usa e Israele contro l’Iran, causando una crisi energetica mondiale immediata. Secondo dati del sito MarineTraffic analizzati dall'Afp, da lunedì solo nove imbarcazioni commerciali hanno attraversato la zona tra il Golfo Persico e quello dell’Oman. Tra queste ci sono tre petroliere e una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto. La rotta è una delle più trafficate al mondo, basti pensare che in condizioni normali ogni 24 ore sono 138 le navi che passano per lo Stretto. Ma ancora: in questo braccio di mare tra l’Iran e l’Oman transitano quotidianamente circa 20-21 milioni di barili di petrolio al giorno. In ogni caso, secondo analisti del settore alcune cisterne stanno attraversando l'area con il transponder spento per non scambiare la propria posizione. Un esempio è la petroliera Kavomaleas, che ha trasmesso un segnale il 3 marzo a est dello Stretto e un altro circa 14 ore dopo nel Golfo Persico. E secondo il Financial Times, almeno cinque navi della compagnia Dynacom avrebbero attraversato lo stretto dall'inizio della guerra utilizzando lo stesso metodo. Il passaggio resta comunque molto rischioso. Stando a quanto riporta l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto, martedì la nave Safeen Prestige è stata colpita da proiettili. La drastica riduzione del traffico è causata anche dalle minacce arrivate dalle forze iraniane: lunedì avevano avvertito che avrebbero “bruciato qualsiasi nave” che avesse tentato di attraversare il passaggio. Washington aveva annunciato che avrebbe offerto scorte navali alle navi, mentre le compagnie assicurative internazionali cominciavano a ridurre la copertura dei rischi di guerra, ma secondo Bloomberg gli armatori non hanno ancora ricevuto garanzie credibili.    La debolezza dell'aviazione iraniana Il conflitto sta mettendo a nudo la profonda obsolescenza della forza aerea iraniana. Decenni di sanzioni hanno impedito a Teheran di rinnovare la flotta, costringendola a schierare velivoli risalenti alla guerra fredda o addirittura all'epoca del Vietnam. Secondo quanto riferito da fonti militari al Wall Street Journal e confermato da immagini diffuse da Israele, un F-35 israeliano ha abbattuto senza difficoltà uno Yak-130 iraniano, aereo da addestramento russo acquisito solo nel 2023. Un pilota qatariota ha distrutto due bombardieri Sukhoi Su-24 degli anni Settanta. A Tabriz, Israele ha colpito sulla pista un F-4 Phantom e un F-5, caccia americani acquistati dallo Shah negli anni Sessanta. Per compensare, Teheran punta su missili balistici e droni ma in cielo i suoi aerei sono bersagli relativamente facili per i moderni caccia occidentali.    La Russia passa all'Iran le coordinate di bersagli americani Mosca starebbe fornendo all'Iran informazioni di targeting sulle posizioni delle forze americane in medio oriente, compresi navi da guerra e aerei. Lo riporta il Washington Post citando tre funzionari americani rimasti anonimi. L'assistenza russa spiegherebbe, secondo gli analisti, la precisione di alcuni attacchi iraniani contro infrastrutture di comando e controllo, radar e basi militari – inclusa la stazione della Cia a Riad, colpita nei giorni scorsi. L'Iran dispone solo di un numero limitato di satelliti militari, e le capacità spaziali russe, affinate in anni di guerra in Ucraina, sarebbero per questo particolarmente preziose. Il Pentagono non ha commentato. Il segretario alla difesa Hegseth aveva invece minimizzato questa settimana il ruolo di Russia e Cina: “Non sono realmente un fattore in gioco”, ha detto. E invece, almeno per la parte russa, sembra proprio di sì.  Pechino, secondo due dei funzionari citati dal Washington Post, non sembrerebbe invece coinvolto nella difesa iraniana. Secondo il quotidiano americano, Mosca vedrebbe di buon occhio un conflitto prolungato tra Washington e Teheran: farebbe salire i prezzi del petrolio e distoglierebbe l'attenzione occidentale dall'Ucraina. "I russi sono più che consapevoli dell'assistenza che diamo agli ucraini", ha detto uno dei funzionari. "Penso che siano stati ben felici di restituire il favore."    Le proteste degli sciiti in Asia La morte di Khamenei ha innescato un'ondata di proteste tra le comunità sciite in India e Pakistan, dove vivono complessivamente decine di milioni di fedeli. In Pakistan le manifestazioni sono degenerate in scontri con le forze dell'ordine: le autorità riferiscono di almeno 25 morti domenica, con coprifuoco imposti in alcune aree. A Karachi, la più grande città del paese, dieci persone sono morte dopo che i manifestanti hanno tentato di prendere d'assalto il consolato americano. In India le proteste hanno interessato soprattutto il Kashmir, regione a maggioranza musulmana con storici legami culturali con l'Iran, dove lunedì gli scontri con la polizia si sono intensificati. "Iran può essere lontana, ma per molti sciiti il legame è spirituale", ha detto al New York Times una studentessa del Kashmir. Per Pakistan e India, Islamabad ha condannato sia i raid su Teheran sia le ritorsioni iraniane nel Golfo, cercando di mantenere un equilibrio difficile tra i suoi legami con l'Arabia Saudita e la frontiera comune con l'Iran.    Tajani sulle basi Usa in Italia: "Nessuno ce le ha chieste" “Nessuno ci ha chiesto l’uso delle nostre basi, neanche per uso logistico”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo a Sky Tg24. La possibilità che gli americani possano utilizzare le loro basi sul suolo italiano per sostenere le operazioni militari in Iran è ciò che più ha diviso l’arco parlamentare nelle utime ore. E ieri durante l’informativa alla Camera di Tajani insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto c’è stato modo di vederlo, con uno scontro serrato tra maggioranza e oppposizione. “Gli americani ci devono informare per l’uso delle piste – ha spiegato il vicepremier – mentre per qualsiasi altro tipo di impiego ci deve essere un passaggio parlamentare”. Ad accendere il dibattito c’è stata anche la risoluzione presentata da Pd, M5s e Avs che sposava in toto la linea del premier spagnolo Pedro Sánchez: no categorico all’utilizzo delle basi militari americane situate sul suolo spagnolo (in particolare Rota e Morón de la Frontera, che ospitano personale e mezzi degli Stati Uniti in virtù di accordi bilaterali). Secondo Tajani la posizione del premier spagnolo rispetto al conflitto in medio oriente “è stata una scelta politica”, che dimostra come Sánchez “non abbia molto a cuore le relazione transatlantiche”. E infine la stoccata alla Francia: "Ha dichiarato illegale la guerra in Iran ma ha dato le basi agli Usa – contesta il forzista. “E allora cosa serve? A lavarsi la coscienza? È contraddittorio".       Il nodo della successione a Khamenei   Il successore di Khamenei potrebbe essere già stato designato, ma la scelta mantenuta segreta per ragioni di sicurezza. È quanto ha lasciato intendere Zohreh Kharazmi, docente associata all'università di Teheran, in un'intervista ad Al Jazeera dalla capitale iraniana. "È un protocollo di sicurezza molto razionale per preservare la vita del prossimo leader", ha detto Kharazmi, che ha anche liquidato come "voci" le notizie secondo cui otto membri dell'Assemblea degli Esperti avrebbero boicottato il processo di scelta del nuovo leader supremo.     Londra, arrestati quattro uomini legati ai servizi iraniani La polizia metropolitana di Londra ha arrestato quattro persone nell'ambito di un'indagine antiterrorismo legata all'Iran: un cittadino iraniano e tre britannici con doppia nazionalità irano-britannica, fermati con l'accusa di aver assistito un servizio di intelligence straniero. Secondo Scotland Yard, l'inchiesta riguarda la sorveglianza di luoghi e individui legati alla comunità ebraica nella capitale. Gli arresti sono avvenuti a Barnet, Watford e Harrow; le perquisizioni sono ancora in corso in diverse abitazioni. Altri sei uomini sono stati fermati nella stessa area con l'accusa di favoreggiamento. Il vice premier britannico David Lammy ha dichiarato alla televisione che "l'Iran è il più grande sponsor statale del terrorismo a livello globale e, purtroppo, questo si riflette anche nella nostra società". Il premier Keir Starmer ha affermato che negli ultimi dodici mesi Teheran avrebbe sostenuto "più di venti attacchi potenzialmente letali sul suolo britannico", aggiungendo che aerei militari del Regno Unito sono "in volo" in medio oriente "per proteggere il nostro popolo, i nostri interessi e i nostri alleati".    Sul terreno: Teheran e Beirut ancora nel mirino, raid iraniani nel Golfo Nella notte tra giovedì e venerdì una nuova ondata di bombardamenti ha colpito la capitale iraniana. La televisione di stato iraniana riferisce che i raid – descritti come di grande intensità – hanno preso di mira anche il compound dove viveva l'ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato 28 febbraio nel primo giorno di operazioni. L'area bersagliata include la zona del palazzo presidenziale e del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il capo di stato maggiore israeliano ha annunciato che Israele è entrato in una "nuova fase" del conflitto, dopo aver condotto 2.500 raid con oltre 6.000 ordigni impiegati. Il segretario alla difesa americano Pete Hegseth ha avvertito che il meglio — o il peggio — deve ancora venire. Negli ultimi giorni le forze di difesa israeliane sono avanzate ulteriormente nel Libano meridionale, a sud di Beirut nel quartiere di Dahieh sono stati lanciati attacchi. Dopo che era stata ordinata l’evacuazione dei residenti del quartiere in cui Hezbollah ha stabilito la sua roccaforte, il traffico di Beirut è rimasto paralizzato. Si suppone che nella zona siano rimasti anche ufficiali iraniani, sul posto per coordinarsi con Hezbollah   Il ministero della difesa saudita dice di aver intercettato e abbattuto tre missili balistici lanciati verso la base aerea di Prince Sultan, a sud di Riad, oltre a un missile da crociera e cinque droni diretti verso altre zone del paese. Il Bahrein ha dichiarato di aver abbattuto complessivamente 75 missili e 123 droni dall'inizio di quello che ha definito la "brutale aggressione iraniana".    L'Azerbaigian sta ritirando il suo personale diplomatico dall'Iran. Giovedì, il paese ha detto di essere stato colpito da due droni lanciati dal territorio iraniano. L'Iran ha negato di essere responsabile dell'attacco.    Gli Emirati pensano di congelare gli asset iraniani Gli Emirati Arabi Uniti stanno valutando di congelare i miliardi di dollari di asset iraniani depositati nel paese, una mossa che rappresenterebbe uno strappo storico con la politica di equilibrio finora praticata da Abu Dhabi tra l'alleanza strategica con Washington e la vicinanza geografica a Teheran. Funzionari emiratini avrebbero già avvertito privatamente l'Iran della possibile misura. Le opzioni allo studio spaziano dal congelamento dei conti delle società-fantasma usate per mascherare scambi commerciali a un giro di vite sulle agenzie di cambio valuta che operano fuori dai canali bancari formali, fino al sequestro di navi iraniane nei porti e nelle acque territoriali emiratine. Un obiettivo primario sarebbero i conti riconducibili ai Pasdaran. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, nel 2024 i 9 miliardi di dollari transitati attraverso conti corrispondenti di banche statunitensi e riconducibili ad attività finanziarie iraniane clandestine erano per il 62 per cento destinati a società con sede negli Emirati. "Questo è la leva non militare più importante che gli Emirati hanno contro gli iraniani", ha detto al Wall Street Journal Andreas Krieg, ricercatore al King's College di Londra.       Washington allenta per un mese le sanzioni sulla Russia Il Tesoro americano ha concesso una deroga temporanea di 30 giorni alle sanzioni sulla Russia, permettendo alle raffinerie indiane di acquistare milioni di barili di greggio già caricato su petroliere entro il 5 marzo. Il segretario Scott Bessent ha spiegato in un post su X che la misura — "deliberatamente a breve termine" — non produrrà benefici significativi per Mosca, "poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare", ma serve ad "alleviare la pressione causata dal tentativo dell'Iran di prendere in ostaggio l'energia globale".  

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