Motori elettrici e investimenti pubblici: come la Cina è diventata il più grande esportatore di auto al mondo

16/11/2023 08:05 Forbes

Si può dire, forse estremizzando, che con i motori a batteria la corsa è ripartita da zero. E i cinesi l’hanno presa molto sul serio. Avrebbero avuto poche chance di competere con l’Occidente nelle macchine a benzina e diesel. Nonostante la sua potenza manifatturiera, la Cina non è mai riuscita a padroneggiare i motori a combustione interna, che hanno centinaia di parti mobili e sono difficili da assemblare. I veicoli a batteria, meccanicamente più semplici, l’hanno aiutata a recuperare terreno. All’inizio la produzione si è concentrata sul mercato interno. La spinta arrivava da ragioni economiche, geopolitiche e ambientali. Pechino si è resa conto che l’elettrico avrebbe potuto contribuire a ridurre la dipendenza da importazioni di petrolio che passano dalle acque contese del Mar Cinese Meridionale. Il motore a batteria era anche un modo per inquinare di meno, visto che l’aria sporca delle grandi città era oggetto di critiche sempre più aspre. Si calcola che tra il 2009 e il 2017 la spesa cumulata del governo nel settore dei veicoli elettrici sia stata vicina ai 60 miliardi di dollari. Dal 2018 al 2021 sono stati iniettati altri 66 miliardi, secondo stime del Centro Studi Strategici e Internazionali. Quanto è grande il mercato delle auto in Cina È la politica industriale del presidente cinese Xi Jinping, che punta all’autosufficienza e poi alla supremazia nelle nuove tecnologie verdi e digitali. I veicoli stradali sono un concentrato di tutto questo. La Cina, con investimenti molto mirati, ha ottenuto negli ultimi dieci anni vantaggi competitivi in quasi tutti gli aspetti della catena del valore delle auto elettriche. Oggi controlla il 60% della produzione globale di batterie ed è dominante anche nelle materie prime che contano di più per la transizione. Nel 2022 ha estratto quasi i tre quinti degli elementi di terre rare usati come componenti dei dispositivi elettronici. Ha raffinato il 60% del litio mondiale e l’80% del cobalto, minerali critici per le batterie elettriche ad alta capacità. Quest’anno in Cina si acquisteranno circa 25 milioni di macchine e più della metà del mercato - per la prima volta - sarà coperto da brand autoctoni. Significa che il dominio delle case tedesche e giapponesi è finito. In Cina, tra il 2021 e il 2022, Volkswagen ha venduto il 6% in meno, Honda il 12%, Nissan il 24,7%. Ma il solo mercato interno non era più sufficiente a contenere tutta quella forza produttiva. Alle prese con un eccesso di capacità, l’industria delle auto cinesi doveva trovare nuovi sbocchi. Quest’anno la Cina, che già era il più grande produttore di auto al mondo, è diventata anche il primo esportatore, superando il Giappone. Le tappe di questo sorpasso sono lo specchio dei vantaggi e dei rischi di una politica industriale aggressiva, una strategia a cui ormai si sono convertiti gli Stati Uniti e che sta condizionando anche le scelte dell’Unione europea. La crescita dei brand cinesi I tentativi cinesi di espandersi nei mercati esteri, fino a pochi anni fa, erano stati deludenti. Nel 2015 la Cina esportava meno di 375mila auto all’anno, meno dell’India e grossomodo quanto Germania e Giappone spedivano in un mese. Ma intorno al 2020 ha cambiato marcia. Nel 2021 ha esportato quasi 1,6 milioni di auto, poi 2,7 milioni l’anno successivo e 2,34 milioni nei primi sei mesi del 2023. Meglio del Giappone. All’inizio la Cina vendeva soprattutto in paesi poveri, ma oggi non più. Le esportazioni verso l’Australia sono triplicate nella prima metà del 2023, quelle verso la Spagna sono cresciute di 17 volte. Oggi quasi la metà delle auto esportate dalla Cina sono vendute in Europa e due terzi sono a batteria. Quest’anno l’8% delle macchine completamente elettriche vendute in Europa era cinese. Una quota ancora piccola, ma cresciuta in fretta e destinata ad aumentare ancora. Tuttavia c’è un punto importante da chiarire. Molte di queste auto sono prodotte in fabbriche cinesi di brand occidentali. In altre parole, il numero di veicoli elettrici con marchio cinese sulle strade europee è ancora basso. Quasi il 40% delle esportazioni è riconducibile a Tesla. Poi ci sono joint venture come Mg e Volvo - un marchio britannico e uno svedese -, che ora appartengono a società con sede in Cina: i loro modelli costituiscono una grossa fetta delle auto spedite all’estero. Sarebbe un errore, però, sottovalutare i brand cinesi. In Germania, all’ultima fiera automobilistica, non sfiguravano in mezzo alle case europee. Ecco alcuni nomi che forse impareremo a conoscere. Chery, di proprietà statale, fondata nel 1997, per il prossimo anno punta a vendere solo nel Regno Unito 15mila macchine green. Lavora sui motori elettrici dal 2000. “Gradualmente la nostra qualità è aumentata”, afferma Victor Zhang, direttore del gruppo in Gran Bretagna. “Ora siamo pronti per il mercato occidentale”. La società vuole aprire nel Regno Unito 50 showroom, raddoppiandone il numero entro il 2025. Poi c’è Nio, nata nel 2014, le cui auto sembrano all’avanguardia. I prezzi non sono economici. La nuova berlina Et5 dovrebbe fare concorrenza alla Model 3 di Tesla. Le startup come modello È vero, la Cina si è avvantaggiata della meccanica più semplice delle auto elettriche, ma il suo progresso tecnologico, ha detto il ceo di Nissan, Makoto Uchida, è stato comunque “molto più rapido di quanto ci aspettassimo”. Da un articolo del Financial Times si scoprono alcuni dettagli interessanti. Nonostante l’impulso industriale venga dall’alto, con investimenti e sussidi orchestrati dallo Stato, pare che molti dei produttori cinesi emergenti di veicoli elettrici abbiano i vantaggi funzionali delle startup. Ossia agilità e un carico leggero di operazioni cosiddette legacy, che invece gravano su brand che hanno fatto la storia dell’auto, come quelli europei. Tony Wu, partner di una società di venture capital focalizzata sulla Cina, spiega che una struttura organizzativa simile a quella delle startup può essere un grosso vantaggio. “Fin dal primo giorno tutti i reparti lavorano insieme, proprio come accade nelle società di internet. I muri vengono abbattuti, i dipartimenti comunicano e lavorano nello stesso spazio. In questo le case automobilistiche affermate incontrano difficoltà”. La saturazione del mercato Un altro vantaggio è coprire molti aspetti chiave della supply chain. Ad esempio la casa Byd (acronimo di build your dreams, ‘costruisci i tuoi sogni’) ha cominciato negli anni ’90, facendosi le ossa come produttore di batterie. Poi, nel 2003, ha comprato una società statale e solo nel 2008 si è concentrata su veicoli elettrici e plug-in. È diventata molto abile nel contenere i costi. Da questo punto di vista godrebbe di un vantaggio del 25% rispetto alle case europee e statunitensi, secondo un’analisi della banca svizzera Ubs. Ha imparato a produrre da sé gran parte dei pezzi. Gli analisti di Ubs hanno smontato un modello del 2022 scoprendo che circa tre quarti delle componenti erano state prodotte internamente. Questa integrazione verticale serve a ridurre i costi e a tenere sotto controllo le forniture. Un altro esempio della stessa strategia: gli accordi e gli investimenti di Stellantis, il gruppo italo-francese, in società minerarie per garantirsi i metalli delle batterie. La Cina, però, comincia a essere un mercato saturo. Negli ultimi tre anni c’è stato un boom di auto elettriche pure e ibride plug-in, ma la crescita comincia a stabilizzarsi. L’economia cinese rallenta, le vendite complessive di auto sono scese rispetto al picco del 2017. E la concorrenza interna è feroce. Decine di aziende si contendono il mercato. Risultato: gli analisti dicono che i tassi di utilizzo nelle fabbriche sono scesi a circa un terzo. Ecco uno degli effetti collaterali della politica industriale cinese. Pare che sia accaduta una cosa simile con gli armatori di navi: molti sussidi e poi un eccesso di capacità produttiva. O con la rete elettrica - in Cina di buona qualità, ma afflitta dagli eccessi -. In teoria, se ben gestita, una rete elettrica dovrebbe avere riserve d’energia pari a circa il 15% del carico di picco. Non è così nelle province cinesi, dove la media raggiunge un incredibile 90%. In questi casi l’unica soluzione è esportare. Byd, l'anti-Tesla Il fondatore di Byd, racconta il Wall Street Journal, alcuni anni fa era preoccupato che la sua azienda potesse non sopravvivere. Oggi quell’imprenditore, che ha 57 anni e si chiama Wang Chuanfu, è alle calcagna di Tesla: lui ed Elon Musk si contendono la palma di primo costruttore al mondo di veicoli elettrici. Quest’anno Chuanfu pensa di vendere in tutto 3,6 milioni di macchine (comprese le ibride), risultato che collocherebbe la sua azienda tra le dieci case automobilistiche più grandi a livello globale. Byd ha superato Volskwagen per vendite in Cina e sta diventando temibile anche come esportatore. Per il prossimo anno l’obiettivo è raddoppiare l’export, raggiungendo quota 400mila veicoli. La società è già molto forte nel resto dell’Asia, soprattutto nel sud-est del continente, dove i tre quarti delle auto elettriche vendute sono di produzione cinese. Ma la piazza più ricca è quella occidentale. Lo scorso novembre, al salone dell’auto di Monaco, gli stand di Byd sono stati presi d’assalto. Bisognava prenotarsi con giorni d’anticipo per provare le macchine, rigorosamente elettriche. Design un po’ anonimo (ma gradevole), tecnologia all’avanguardia, dicono gli esperti. Prezzi concorrenziali. Il suv compatto Atto 3, il modello più esportato, in Europa costa circa 42mila euro. Ma questa offerta cinese è vista come un’opportunità o come una minaccia? America ed Europa sono preoccupate? Del resto il comparto dell’auto è per entrambi un ingranaggio cruciale, con migliaia di posti di lavoro da difendere. Dazi e indagini: la risposta occidentale Finora gli americani hanno alzato barriere notevoli. Un approccio analogo a quello che a suo tempo adottarono contro le auto giapponesi. Prima Trump: una tariffa del 27,5%. Poi Biden: un pacchetto da 370 miliardi di dollari per l’energia verde, riempito di sussidi da spendere in dieci anni in auto e batterie prodotte negli Stati Uniti. La storia insegna, però, che i dazi servono solo fino a un certo punto. Le auto giapponesi alla fine sono entrate lo stesso: nel 2021 i sei maggiori produttori facevano insieme il 40% delle vendite sul mercato statunitense. Resta il fatto che gli Stati Uniti, anche per le tensioni geopolitiche con Pechino, al momento si sono chiusi. L’Europa, invece, molto meno. Bruxelles applica un dazio del 10% sulle auto cinesi, nonostante l’export europeo di macchine verso Pechino sia tassato tra il 15 e il 25%. Intanto le vendite cinesi nel nostro continente sono triplicate negli ultimi due anni. L’interesse per il mercato europeo è alto anche perché Bruxelles ha deciso di vietare la vendita di auto nuove con motore a combustione a partire dal 2035, pur con una deroga - strappata dalla Germania - per i veicoli a carburanti sintetici. La legge è fatta per il bene dell’ambiente, perché con più auto elettriche si accelera la transizione verde. L’Europa vuole almeno 30 milioni di macchine elettriche sulle proprie strade entro il 2030, dieci volte più di quelle in circolazione l’anno scorso. Come se al mercato elettrico nascente venissero somministrati steroidi. I cinesi scalpitano, con la loro abbondanza di auto. Ma un’indagine di Bruxelles potrebbe intralciare loro la strada. La Commissione europea cerca di capire se i prezzi bassi delle macchine cinesi siano dovuti a sussidi statali così generosi da falsare il mercato. I produttori cinesi ritenuti colpevoli potrebbero essere puniti con tariffe molto più alte del 10%. La soluzione, però, non è alzare muri, anche perché la Cina resta uno sbocco importante per le case europee. Soprattutto i tedeschi non vogliono una guerra dei dazi, perché non credono che le auto cinesi possano davvero minacciare brand storici del lusso come Bmw e Mercedes. La Francia, invece, ha più paura della concorrenza nel mercato di massa: la piccola Byd Seagull in Cina costa l’equivalente di 10mila euro. I dazi possono far guadagnare tempo, ma i produttori europei devono abbassare i costi. LEGGI ANCHE: Boom di profitti per l’azienda cinese di veicoli elettrici sostenuta da Warren Buffett L’articolo Motori elettrici e investimenti pubblici: come la Cina è diventata il più grande esportatore di auto al mondo è tratto da Forbes Italia.

Continua a leggere su "Forbes"
Altre notizie da "Forbes"
ULTIMA ORA
16/02 19:58 - Robert Duvall, dall’Assoluzione a Mash e The Judge alcune frasi iconiche tratte da dieci dei suoi film più famosi 16/02 19:25 - Sono passati due anni dalla morte di Alexei Navalny. Tutte le bugie del Cremlino 16/02 18:19 - Guerra Ucraina - Russia, le news di oggi. Germania e Londra: armarsi contro possibile attacco russo 16/02 17:09 - "Prepararsi a rischio guerra Russia-Nato", l'appello dei leader militari di Berlino e Londra 16/02 16:45 - Zelensky: Sanzioni contro cittadini russi che lavorano per la guerra e usano anche lo sport – Il video 16/02 16:04 - Ucraina, meno raid russi ma più letali: nel 2025 vittime civili aumentate del 26% 16/02 15:59 - Ecco il modello israeliano nella difesa aerea integrata 16/02 15:47 - Navalny non è morto di freddo 16/02 14:22 - Ucraina. Il fondo ai Caraibi, le società alle Marshall, le banche in Svizzera: così l’ex ministro Galushchenko & C. riciclavano le tangenti del settore energetico 16/02 14:09 - Un'altra giovane rifugiata ucraina è stata uccisa negli Usa, è il secondo caso in pochi mesi 16/02 14:00 - Ucraina, allarme Zelensky: "Russia prepara attacco massiccio" 16/02 13:45 - Rubio: "Non vogliamo alleati deboli perché indebolirebbero anche noi" – Il video 16/02 13:32 - Dalla Russia con amore. I Giochi sotto esame degli atleti senza bandiera 16/02 13:31 - Di padre in figlia. La successione possibile in Corea del Nord 16/02 13:02 - La nuova guerra ombra di Mosca: così la rete Wagner recluta giovani europei per sabotare la Nato 16/02 12:07 - Teheran, lo spy thriller che racconta la guerra segreta tra Israele e Iran 16/02 12:04 - Guerra informativa e attribuzione. Il nuovo framework Nato contro l’ambiguità strategica russa 16/02 11:45 - Guerra in Ucraina, Tajani: "L'Europa parli con una sola voce con Mosca" – Il video 16/02 11:12 - Gli 007 occidentali: “Ex Wagner reclutano sabotatori in Europa per conto di Mosca” 16/02 11:02 - "Il vero rischio è l’errore di calcolo": cosa può succedere tra Iran e Usa 16/02 10:39 - Settimana di coppe Europee per 5 italiane: Juventus-Galatasaray, Atalanta-Borussia Dortmund. In campo anche Inter, Bologna e Fiorentina 16/02 10:23 - Navalny avvelenato? Il Cremlino: "Tesi infondata" 16/02 08:43 - La Germania vuole superare la giornata di lavoro da otto ore 16/02 07:32 - Ucraina, le accuse contro l’ex ministro dell’Energia: «Tangenti per 100 milioni di dollari. Voleva scappare» 16/02 06:57 - ‘Sognavo Gettysburg’, il pellegrinaggio laico in un’America che non ha mai smesso di combattere i propri fantasmi 16/02 06:47 - La denuncia: «Gli ex Wagner attivi in Europa come sabotatori russi» 16/02 06:27 - «Così Putin ha ucciso mio marito» 16/02 06:00 - La nuova strategia di Putin: ecco da dove arrivano i nuovi mercenari russi 16/02 05:21 - L'Europa sfida Putin, Rubio vede Orbán 16/02 04:00 - Arrestato l'ex ministro dell'Energia di Kiev. "Stava fuggendo in treno, fermato al confine" 16/02 04:00 - Gaza, piano Trump. "Pronti 5 miliardi dal Board of Peace" 16/02 00:00 - Due anni fa la morte di Navalny. Sobol: “Putin non pagherà. Negoziare con lui è inutile” 16/02 00:00 - Volker: “La Nato va rinvigorita, ma l’Ue sta sbagliando a usare la retorica nucleare” 16/02 00:00 - Mosca apre all’Onu in Ucraina: “Sì a una governance temporanea” 15/02 23:00 - Pioggia di fake news sui Giochi: “C'è la Russia dietro gli hacker” 15/02 21:40 - Guerra Ucraina - Russia, le news di oggi. Ex ministro ucraino arrestato mentre lascia il Paese 15/02 19:42 - Mosca rilancia: 'Una governance Onu in Ucraina per finire la guerra' 15/02 13:47 - La Russia contro l’Occidente: “Su Navalny fa necropropaganda” 15/02 12:40 - 'Navalny ucciso col veleno della rana freccia', 5 Paesi europei contro Putin 15/02 11:16 - Kallas: 'La Russia non è una superpotenza, la sua economia è a pezzi' 15/02 10:52 - L’ex ministro ucraino dell’Energia Galushchenko arrestato mentre tenta di passare la frontiera. È indagato per corruzione 15/02 10:50 - Ex ministro ucraino arrestato mentre tentava di lasciare il Paese 15/02 10:46 - Arrestato l’ex ministro dell’Energia ucraino, il blitz anti corruzione al confine: tentava di scappare in treno 15/02 10:26 - Kallas: "La Russia non è superpotenza, la sua economia è in rovina" 15/02 09:21 - Kaja Kallas e la bordata alla Russia: «Perché la sua economia è a pezzi». La risposta sulla «civiltà europea che rischia di sparire» e le critiche all’Ue 15/02 07:05 - Cuore "bruciato", guerra tra ospedali 15/02 06:22 - Navalny avvelenato due volte da Putin 15/02 06:00 - Caccia vicino al confine cinese: cosa c'è dietro la mossa di Putin 15/02 06:00 - Così gli Usa preparano una guerra lunga settimane 15/02 00:12 - Ucraina, Zelensky: "Trump chiede concessioni a noi ma non a Putin" 15/02 00:00 - Zelensky: “Con due mesi di tregua siamo pronti a indire le elezioni” 15/02 00:00 - L’arma letale usata per uccidere Navalny: l’epibatidina, dalle foreste ai laboratori segreti 15/02 00:00 - Ljaskin: “Navalny era il principale pericolo per il sistema, per questo l’hanno tolto di mezzo” 14/02 23:26 - Guerra Ucraina - Russia, le news del 14 febbraio. Mosca: “Navalny? Solo insinuazioni” 14/02 23:02 - I legami di Usa, Fifa e Inter col boss del calcio birmano 14/02 21:45 - Conferenza sulla Sicurezza. Kallas: con discorso di Rubio europei hanno tirato respiro di sollievo 14/02 19:59 - Lagarde: 'L'Ue deve muoversi verso l'autonomia strategica' 14/02 17:50 - “Ha usato il veleno di una rana”: così la Russia ha ucciso Navalny. Il Cremlino: "Fake news dell'Occidente" 14/02 16:59 - Cinque Paesi europei: "Navalny avvelenato dalla Russia con il veleno delle rane freccia" 14/02 16:36 - Rutte: 'Nessuno in Europa vuole sostituire l'atomica Usa'. Rubio: 'Vogliamo un'Europa forte' 14/02 15:14 - Cinque Paesi europei: «Navalny avvelenato dalla Russia con una rara tossina» 14/02 14:54 - "Navalny ucciso con una neurotossina, ecco le prove": Londra accusa il Cremlino 14/02 14:36 - Cinque Paesi europei: "Navalny avvelenato dalla Russia con una tossina" 14/02 14:18 - ++ Cinque Paesi europei, 'Navalny avvelenato dalla Russia con una tossina' ++ 14/02 14:05 - Alexei Navalny, le scoperte degli 007 di cinque paesi europei che incastrano Putin: «Ecco qual è la tossina con cui l’ha avvelenato» 14/02 14:04 - Scontro tra Zelensky e Orban. “Può riempirsi la pancia grazie all’Ucraina”. “Per questo Kiev è fuori dall’Ue” 14/02 13:57 - Brave, ricche e traditrici della Patria. Liu e Gu, arruolate nella guerra tra Usa e Cina 14/02 13:41 - Rubio: 'Vogliamo un'Europa forte'. Zelensky: Putin si crede uno zar ma è uno schiavo della guerra 14/02 13:39 - Cinque Paesi europei accusano la Russia: “Navalny ucciso con il veleno delle rane freccia”. Mosca: “Solo insinuazioni” 14/02 13:25 - Ucraina-Russia, pace lontana: Usa prudenti sui negoziati, Zelensky chiede garanzie 14/02 13:24 - “Navalny ucciso da Mosca con il veleno della rana freccia dell’Ecuador”. Zakharova: “Insinuazioni” 14/02 12:35 - Lezione amara per la Nato: così i droni di Kiev smascherano le debolezze dell'Alleanza 14/02 10:31 - Conte: “Italia disastrata ma Meloni pensa al comico di Sanremo, ora sta in braccio a Merz e insegue la Germania” 14/02 09:39 - Rubio a Monaco: 'Vogliamo un'Europa forte, nostri destini sono legati' 14/02 09:33 - Rubio a Monaco: 'Vogliamo Europa forte, nostri destini sono legati' 14/02 09:28 - Monaco, Rubio avverte l’Europa: “Il vecchio ordine è finito”, alleanze da ripensare 14/02 09:15 - Insulti, cause miliardarie e attacchi personali ai giornalisti: a PresaDiretta la guerra di Trump alla stampa 14/02 09:00 - Ora l'Onu dia un segnale di coscienza 14/02 07:36 - Cuba senza turisti e senza petrolio. Una Flotilla con aiuti umanitari pronta a partire: «Non vi lasceremo soli» 14/02 07:33 - Lagarde (Bce): Ue deve muoversi verso l’autonomia strategica. Frederiksen: «Nato protegga l’Artico in modo permanente» 14/02 00:45 - Guerra Ucraina, Tajani: "Per garantire sicurezza serve impegno Usa soprattutto su difesa aerea" – Il video 14/02 00:22 - Ucraina, colloqui di Ginevra già in salita: Mosca richiama il 'falco' Medinsky. Trump: "Zelensky si dia una mossa" 13/02 23:27 - Guerra Ucraina - Russia, le news del 13 febbraio. Trump: “Zelensky si dia una mossa” 13/02 23:04 - Ora i Re fanno la guerra con i nostri soldi 13/02 22:52 - Ucraina, colloqui Kiev-Mosca il 17 a Ginevra. Trump: 'Zelensky si smuova' 13/02 22:45 - Bilaterale tra il Presidente dell'Ucraina Zelensky e il cancelliere tedesco Merz a Monaco – Il video 13/02 22:37 - Identità di genere, in Gran Bretagna si potrà scegliere fin dalle scuole elementari: «Cambio di nome, pronome e divisa». È polemica 13/02 21:28 - Merz scuote la conferenza di Monaco: «Si è aperta una frattura tra Europa e gli Usa, l’ordine del dopoguerra non esiste più» 13/02 20:46 - Casco vietato a Heraskevych, le polemiche sugli atleti russi e lo sponsor sanzionato per la guerra in Ucraina 13/02 19:56 - Addio a Roy Medvedev, lo storico del dissenso in Urss. Aveva 100 anni 13/02 19:07 - Conferenza di Monaco, Merz: 'Vance ha ragione, c'è divario fra Ue e Usa. L'ordine del dopoguerra non esiste più' 13/02 18:46 - Zelensky a Monaco si sente dire da Trump: con i negoziati datti una mossa 13/02 18:43 - Evgenij Michajlovic Solonovic, voce letteraria dell’Italia in Russia 13/02 18:24 - Battaglia ombra Russia-Nato: così la propaganda di Mosca ha trasformato le parole di Cavo Dragone 13/02 18:21 - Cremlino, negoziati Russia-Ucraina-Usa il 17 e 18 febbraio a Ginevra 13/02 17:55 - I dazi si ritorcono contro gli americani, Trump inizia a frenare: le midterm fanno paura 13/02 17:10 - L’ucraino Heraskevych non potrà gareggiare: il Tas respinge il ricorso, ma si dice “solidale” 13/02 16:30 - Rutte: “In Ucraina l’orso russo avanza come una lumaca da giardino” 13/02 15:13 - Merz: “L’ordine del dopoguerra non esiste più. Tra Europa e USA si è aperto un divario” 13/02 14:34 - Merz a Monaco: "Nato non più scontata, c'è frattura Usa-Ue"