Il senatore John Cornyn, detentore del seggio dal 2002, non è riuscito ad evitare il ballottaggio con il procuratore generale del Texas, il trumpianissimo Ken Paxton. Questo nonostante quasi 75 milioni di dollari spesi per dimostrare di essere ancora una volta il candidato giusto, e nonostante Paxton sia inviso a molti nel partito, tanto da aver subito un tentativo di impeachment dai deputati repubblicani nel 2023. Secondo le regole dello stato, infatti, se nessun candidato raggiunge il 50 per cento dei consensi si attiva automaticamente il ballottaggio tra i due più votati, da tenersi 12 settimane dopo la prima votazione. Cornyn, a scrutinio in corso, ha ottenuto circa il 43 per cento dei voti, contro il 40 di Paxton e i quasi 13 di Wesley Hunt, deputato scettico su entrambi i principali candidati, che si autodefinisce un Paxton più giovane senza tutti i suoi problemi legali. Nelle ultime settimane, Cornyn ha speso molto per dimostrare di essere il candidato più forte in una sfida contro i democratici a novembre e non ha lesinato attacchi personali a Paxton, avendolo definito “una frode e un uomo che ha tradito la moglie”. Paxton, di contro, ha chiuso la campagna con un messaggio positivo, rimarcando come “la differenza con Cornyn sta nel fatto che io non attacco la famiglia degli altri”. Dodici settimane di lotta intestina nel partito sono molto lunghe e rischiano di erodere i fondi dei candidati in vista di novembre: per questo nella prossima settimana i due quasi sicuramente andranno a Washington a cercare di corteggiare Trump, che ha deciso di non sostenere nessuno finora, nel tentativo di ottenere l’endorsement che chiuderebbe la partita. L’importanza del sostegno di Trump è centrale nelle primarie repubblicane, e nella notte ne ha fatto le spese Dan Crenshaw. Il deputato del Gop, ex-Navy SEAL, non ha ottenuto l’endorsement del presidente. Nonostante sia molto conservatore, si è scontrato con Trump sia per quanto concerne gli aiuti militari all’Ucraina, su cui è molto favorevole, sia sulle elezioni del 2020, in cui ha votato per riconoscere Joe Biden come legittimo vincitore della contesa. Una mancata professione di fede nel trumpismo che oggi gli è costata il posto: è stato infatti battuto dal deputato statale Steve Toth, sostenuto apertamente dal senatore Ted Cruz. La primaria più costosa della storia repubblicana, senza un vincitore e con la possibilità che per altri tre mesi vengano spese decine di milioni di dollari era il risultato che più avrebbe voluto il partito democratico. I dem hanno infatti già il loro candidato, il deputato statale James Talarico. Con l’86 per cento dei voti conteggiati, Talarico ha un vantaggio di circa otto punti, irrecuperabile per l’avversaria, la deputata federale Jasmine Crockett. Talarico ha dimostrato di poter ottenere grandi percentuali nel voto latino, avendo dominato nelle contee a maggioranza ispanica. La notte elettorale è stata macchiata da problematiche legali, che hanno sensibilmente rallentato l’arrivo dei voti dalla contea di Dallas. I repubblicani della città, infatti, volevano contare a mano i voti e per questo i seggi sono molti di più nei vari distretti rispetto alle precedenti elezioni. Alcune persone hanno, per questo, sbagliato luogo in cui andare a votare, generando confusione. Un giudice distrettuale ha garantito al partito democratico la possibilità di tenere aperti i seggi per due ore in più, fino alle 21, ma la decisione è stata ribaltata dalla Corte Suprema texana, che ha per il momento stabilito che i voti arrivati tra le 19 e le 21 debbano essere separati in attesa di ulteriori giudizi. Questo ha generato critiche da entrambi i candidati, ma soprattutto da Crockett, la quale ha affermato che “è quello che fanno i repubblicani, che avevano come obiettivo la contea di Dallas, e credo sappiate tutti perché”. Secondo Crockett, il Gop avrebbe cercato di svantaggiarla perché sarebbe stata, a suo dire, la candidata più forte per vincere il seggio a novembre. In campagna elettorale Talarico ha speso circa cinque volte la sua avversaria, per costruirsi un profilo e farsi conoscere. Ora dovrà recuperare il voto afroamericano, che ha premiato la sua avversaria, anche per via di una campagna molto tesa: Talarico era finito nell’occhio del ciclone per aver definito Colin Allred, candidato poi ritiratosi dalla corsa, “un nero mediocre”. Avrà tempo di farlo, mentre i repubblicani continuano la loro guerra intestina per altri tre mesi.
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